martedì 28 aprile 2009

Febbre suina, cresce la psicosi: "Isoliamo Calderoli"

Dilaga la psicosi da febbre suina e, nonostante il ministro Frattini si affretti a tranquillizzare gli italiani, sostenendo che "in Italia il rischio è trascurabile" il panico imperversa nei palazzi romani. Gli occhi di ministri e parlamentari sono tutti puntati su Roberto Calderoli, uno che con i suini ha condiviso le fasi più importanti della propria vita politica. E' 13 settembre 2007, giorno del Ramadan. Calderoli presiede la riunione delle segreterie nazionali del Carroccio. Un consesso qualificato che merita il più alto sforzo programmatico. E infatti, a sorpresa, Calderoli tira fuori una proposta che riguarda i suini, anzi il "Maiale Day", ovvero "concorsi e mostre per i maiali da passeggiata piu' belli da tenersi nei luoghi dove chiunque pensi di edificare non un centro di culto, ma il potenziale centro di raccolta di una cellula terroristica". Il riferimento è all'amministrazione comunale di Bologna che ha deciso di costruire una nuova moschea. Quella moschea non s'ha da fare -è il grido che si alza dagli ambienti padani- e Calderoli promette, per il sabato successivo, di mettere a disposizione il suo maiale per profanare il terreno. Ad onor del vero, l'aveva già fatto: a Lodi, dove il tempio islamico non fu costruito dopo che il senatore leghista passeggiò beato, col suino al guinzaglio, in prossimità dell'area «incriminata». L'Unione delle comunità islamiche italiane, per voce del suo portavoce Issedin Elzir, si disse dispiaciuta «che un parlamentare italiano arrivi a questo livello», con espressioni che incitano «all'odio verso altre religioni». E che poi dimostrano al tempo stesso di «non conoscere l'islam. Perché il maiale - dice ancora l'Ucoii - noi non la mangiamo, proprio come gli ebrei, ma se l'animale passeggia su un terreno a noi non fa nessuna differenza».
Il giorno dopo arriva, fulminante come sempre, la risposta della Jena (Riccardo Barenghi) che su "La Stampa" del 14 settembre 2007 sintetizzà la questione in questi termini: "Saputa la notizia il direttore mi ha subito chiesto di intervistare il maiale: «Ma se non ci riesci va bene anche Calderoli»". Ad insorgere, anche l'allora ministro alla Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che commenta lapidario: "Capisco che Calderoli sia più esperto di maiali che di Islam, ma un po' di rispetto per i convincimenti religiosi altrui non guasterebbe". Ma la passione per la dimensione suina della politica, Calderoli riesce a trasferirla anche nella propria attività istituzionale contribuendo alla scrittura dell'attuale legge elettorale -meglio nota come "Porcellum"- da lui stesso definita una "porcata". E che sia una "porcata" lo conferma anche la Corte costituzionale che, con le sentenze di accoglimento dei referendum elettorali per modificare questa legge, ha velatamente messo in dubbio la legittimità costituzionale di alcuni suoi punti. E intanto, tra suini leghisti e leggi-porcata l'esposizione ai rischi di un'epidemia -nei luoghi frequentati da Calderoli- rimane alto e c'è già qualcuno, negli ambienti della politica romana, che propone di mettere in isolamento l'esponente leghista. Un intervento decisamente radicale che però raccoglie il plauso di A.i.u.t.o. (Associazione italiana uomini troppo oppressi) che, dalle pagine del suo sito (http://aiuto.blogsome.com/2007/09/14/porco-dubbio/) rilancia un vecchio interrogativo: "Se del maiale non si butta via niente, perché di Calderoli butterei tutto?"

Divieto di fumo? Sì, tranne al Senato


La legge è uguale per tutti? Macché, semmai per quasi tutti. Sì perché, ancora una volta, ciò che vale per il cittadino comune non riguarda la Casta. Qualcuno di voi proverebbe ad accendere una sigaretta al bar o in un ufficio pubblico? Ovviamente no perché -come è noto- vige un divieto (introdotto nel 2005) che si fonda su valide motivazioni di tutela della salute e di sicurezza degli ambienti di lavoro o aperti al pubblico. Il divieto? La legge? La salute nei luoghi di lavoro? Andatelo a dire ai frequentatori dei palazzi del Senato e in particolare a quei canuti senatori che fumano allegramente all'interno di Palazzo Madama. Per fortuna, il primo aprile scorso, anche il Segretario Generale del Senato si è accorto -con quattro anni di ritardo- che esiste una legge e ha emanato frettolosamente una circolare in cui ricorda che anche "all'interno dei Palazzi del Senato sono in vigore norme che disciplinano il divieto di fumo e pertanto, è fatto obbligo di rispettare rigorosamente tale divieto e al personale addetto alla sorveglianza di rendere effettive queste disposizioni". Servirà? Sì, no, forse? Che fa, l'accendiamo?

lunedì 27 aprile 2009

Luigi Cesaro alla conquista di Napoli, tra Gomorra e mozzarelle



«Credo che ci sia una questione morale di cui i partiti devono tener conto. Non si può far finta di niente e invocare la presunzione di innocenza. In politica servirebbe la certezza della specchiatezza e i partiti ne devono fare una questione morale». Queste le parole pronunciate dal magistrato Raffaele Cantone, in occasione di un incontro con gli alunni delle scuole a Frattamaggiore. Il riferimento esplicito è a Luigi Cesaro, meglio noto come "l'onorevole delle mozzarelle", parlamentare Pdl e candidato alla provincia di Napoli, indicato da un pentito, Gaetano Vassallo (l'imprenditore che per vent'anni ha gestito il traffico di rifiuti tossici per conto dei boss casalesi), di collusioni col clan dei Bidognetti.

"FIDUCIARIO DEL CLAN BIDOGNETTI"

Il parlamentare, secondo il collaboratore di giustizia, sarebbe stato "un fiduciario del clan Bidognetti", ossia la famiglia di Francesco Bidognetti, detto 'Cicciotto 'e Mezzanotte', il superboss condannato all'ergastolo in appello nel processo Spartacus e che assieme a Francesco 'Sandokan' Schiavone ha dominato la confederazione casalese: "Mi spiegarono -riferisce Vassallo ai magistrati- che Luigi Cesaro doveva iniziare i lavori presso la Texas di Aversa e che in quell'occasione si era quantificata la mazzetta che il Cesaro doveva pagare al clan. Inoltre gli stessi avevano parlato con il Cesaro per la spartizione degli utili e dei capannoni che si dovevano costruire a Lusciano attraverso la ditta del Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti".

LE RELAZIONI PERICOLOSE

Il collaboratore di giustizia dichiara di essere stato testimone diretto dell'incontro tra il parlamentare e Luigi Guida, detto 'o Drink, che tra il 1999 e il 2003 ha guidato armi alla mano la famiglia Bidognetti per conto del padrino detenuto. "Io mi meravigliai che il Cesaro avesse a che fare con Guida...". Quello che viene descritto è un patto complesso, che coinvolge i referenti di più partiti e i cassieri di più famiglie camorristiche. L'affare è ricco: la riconversione dell'area industriale dismessa dalla Texas Instruments in una zona ottimamente collegata. Una delle storie della disfatta tecnologica del Sud: nonostante l'accordo per il rilancio, nel 1999 lo stabilimento viene venduto a una immobiliare di Bologna e chiuso. Risultato? 370 dipendenti in mobilità. Poi nel 2005 la ditta del fratello di Cesaro ottiene il permesso per costruirvi una nuova struttura industriale. Ancora più lucrosa sarebbe stata la trasformazione dei poderi di Lusciano, un paesone incastonato tra Caserta e Napoli, in aree industriali, dove poi insediare aziende possedute dai padrini. Un ciclo economico interamente deviato dal potere della criminalità, che deforma il territorio e il tessuto imprenditoriale grazie al controllo assoluto delle amministrazioni locali e alla disponibilità di capitali giganteschi. Tra i protagonisti delle deposizioni anche Nicola Ferraro, businessman dei rifiuti e leader casertano dell'Udeur, tutt'ora consigliere regionale nonostante un arresto e le accuse di vicinanza alla famiglia di 'Sandokan' Schiavone: "Nicola Ferraro era il garante politico economico ed era colui che coordinava l'operazione, mentre il Guida era quello che interveniva al Comune di Lusciano direttamente sul sindaco e sull'ingegnere dell'ufficio tecnico per superare i vari ostacoli. Chiaramente molti terreni agricoli prima di essere inseriti nel nuovo piano regolatore venivano acquistati dal gruppo Bidognetti a basso prezzo dai coloni e intestati a prestanome". Poi il racconto entra nei dettagli: "Il Ferraro aveva il compito di cacciare i soldi per conto del gruppo Bidognetti per liquidare i coloni. Una volta divenuti edificabili, i lotti venivano assegnati a ditte di persone collegate al clan, quali l'azienda di Cesaro, che in cambio dell'assegnazione versava una percentuale al clan".

LA MOZZARELLA DI BERLUSCONI

Mentre i pm della direzione antimafia partenopea cercano riscontri alle accuse, vale la pena di ricordare che il comune di Sant'Antimo (di cui Cesaro è originario, anche politicamente) vanta il poco invidiabile record di essere stato fra i primi in Italia ad essere sciolto per infiltrazioni camorristiche. Già nel 1991, la famiglia Cesaro reggeva gli assetti politici del municipio, con il giovane Luigi saldamente presente in consiglio comunale: trampolino di lancio per balzare alla poltrona di primo cittadino che manterrà fino al 2004, in contemporanea con la prima elezione in parlamento.
A Sant'Antimo, gli avversari politici sostengono che Cesaro ha “sedotto” Berlusconi -e in parte anche a Paolo Bonaiuti “che ne va pazzo”- con abbuffate di mozzarella prodotta a Cardito -presso un caseificio amico- e recapitata ogni settimana, in dieci confezioni da viaggio da due chili, nelle residenze del leader: ad Arcore, in via del Plebiscito a Roma o, d'estate, direttamente a Villa Certosa in Sardegna.. Di questi omaggi, il parlamentare azzurro se ne fa un vanto: «L'ultima volta gliel'ho regalata a gennaio scorso, quando arrivò a Napoli. Mi disse: ‘‘Gigi, la tua mozzarella la mangio perché so che i tuoi amici la fanno con cura. E non ti farebbero mai un torto''».

L'ASPIRANTE PUBBLICISTA

Un gradimento sfociato, alla vigilia delle Politiche 2006, nella visita a sorpresa del Cavaliere in casa Cesaro, al centro del paese: «Gli abbiamo fatto trovare tanta mozzarella, ma anche pizza e fuochi d'artificio - gongolava il deputato dinanzi alla stampa locale - poi si e' intrattenuto una mezz'ora da solo con papà (l'imprenditore Francesco Cesaro), anche perché già si conoscevano». Due anni dopo, per fare bella figura col premier (ma forse per farsi perdonare la non brillantissima attività parlamentare delle ultime legislature: nessuna proposta di legge presentata come primo firmatario ed interventi in aula praticamente inesistenti), Luigi Cesaro tenta il colpo grosso e presenta all'Ordine dei giornalisti della Campania la domanda per essere ammesso nell'albo dei pubblicisti, sostenendo di aver svolto assidue collaborazioni presso un periodico dell'area giuglianese, Il Punto, diretto da un revisore dei conti dello stesso Ordine, Mauro Fellico. Sorpresa: «Ho chiesto di visionare la pratica - spiega Ermanno Corsi, ex presidente ed oggi consigliere della compagine giornalistica partenopea - ed è emerso subito che la documentazione era assolutamente inesistente». In seguito, è emerso che lo stesso Punto risulta creato praticamente “ad hoc”, con una cadenza fantasma e comunque non tale da supportare una pratica da aspirante pubblicista.


Lo "proposte" elettorali di Luigi Cesaro: http://www.youtube.com/watch?v=9H8nzc4JB6A

Deputato pubblicista con pratica incompleta http://www.iustitia.it/archivio/24_luglio_08/documenti/apertura.htm


domenica 26 aprile 2009

Famiglia Partigiana: tutti i segreti del regime


In anteprima, la copertina dell'ultimo numero di "Famiglia partigiana" che ritrae un Silvio Berlusconi inedito, anzi fascistissimo. All'interno del numero in distribuzione sono presenti una serie di servizi esclusivi: dalle lettere dal carcere di Marco Travaglio, alle ultime confessioni di Mara Carfagna. Da non perdere.

La mignottocrazia


In via Dell'Umiltà il clima è quello delle grandi occasioni. La "sfilata di escort" (come la definisce un testimone) si conclude con l'arrivo di Elisa Alloro, showgirl in prima fila al Congresso Pdl. "Facciamo l'appello? ", scherza Franco Frattini, uno dei due docenti - assieme al vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro- dell'esclusivo corso di formazione voluto dal "caligolismo" (Caligola fece senatore il proprio cavallo) di Silvio Berlusconi per vivacizzare il quadro politico con "quei volti giovani, quelle facce nuove che possono rappresentare l'Italia in Europa". Sì, ci sono tutte in quell'aula trepidante in cui tra poco si materializzerà quel mattacchione di Silvio Berlusconi. C'è la napoletanissima Emanuela Romano presidente dell’associazione “Silvio ci manchi”. C’e’Angela Sozio del Grande Fratello, assurta alla celebrita’ per le foto sulle ginocchia di Berlusconi nell'harem della sua villa in Sardegna. E ancora Eleonora Gaggioli, che ha recitato in “Don Matteo” e “Elisa di Rivombrosa”, Camilla Ferranti reduce da “Incantesimo e Barbara Matera, ex annunciatrice Rai che ha lavorato nella serie Tv Carabinieri. Dal mondo della musica arrivano Adriana Verdirosi e l’affascinante pianista Cristina Ravot. Completano il quadro la giovane Giovanna Del Giudice, Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petrone e Letizia Cioffi. Inoltre, Albertina Carraro e una misteriosa signorina di cui si conosce il nome, Giada, e la provenienza: Lituania. C’è anche chi sostiene che tra le possibili candidate ci siano le gemelle del Grande Fratello Eleonora e Imma De Vivo. Ci sono infine anche alcune “trombate” (in senso perlomeno figurato) alle Politiche: Ginevra Crescenzi che lo scorso anno corse senza successo, Antonia Ruggiero militante nella Nuova Dc e Lara Comi ex coordinatrice regionale dei giovani FI inutilmente candidata alla Camera. Un bel giro (di candidate), non c’e’ che dire. I portavoce interpellati minimizzano con imbarazzo: tranquilli, della trentina di candidabili alla fine se ne sceglierà due o tre (”per i posti sicuri”). Decisivo per la scelta delle candidate, sarà il colloquio iniziale che ognuna di loro farà nei prossimi giorni alla presenza di uno psicologo. Dopodiché -secondo indiscrezioni- le candidabili dovranno affrontare i due step della rigorosa procedura di selezione predisposta da un'équipe di pubblicitari. Il primo e più importante sarà quello della "bucatura". Le candidabili parteciperanno ad una vera e propria "Tribuna politica" alla presenza di un pubblico -rappresentativo dell'elettorato del Pdl- che alla fine voterà a scrutinio segreto la "performance" più convincente. Nel secondo step, che i "selezionatori" definiscono "desktop", le candidabili dovranno "raccontare" se stesse, supportate da immagini da loro scelte (e in modo facoltativo anche da suoni) davanti ad una giuria mista composta da pubblicitari e psicologi. Forse, come dice una gola profonda, "la Carfagna ha "battuto" una strada e ora la "battono" tutte". Certo è che per le candidabili le aspettative sono grandi e anche la posta in gioco. Altro che nomination al "Grande Fratello". E forza Europa.

venerdì 24 aprile 2009

Acerra, uno studio accusa Berlusconi. Il termovalorizzatore inquina come 116mila auto


Non tre auto di media cilindrata, come dichiarò allegramente Silvio Berlusconi ma molte, molte di più: il termovalorizzatore acerrano (realizzato da Impregilo) produce l'inquinamento di 116mila auto. Per intenderci è come se da Acerra transitassero tutte le auto di Firenze. A rivelare questa verità agghiacciante, supportata da una serie di cifre contenute in una lettera inviata al sito http://www.iustitia.it/. è stato Pio Russo Krauss dell'Asl 1 di Napoli. Ovviamente, nessuno ha mai creduto all'affermazione di Berlusconi ma il risultato dello studio va oltre ogni preoccupazione.
Ma quanto inquina allora il termovalorizzatore acerrano? Almeno, scrive il medico, come 115.702 auto per quanto riguarda la Co2, come 61.000 auto per quanto riguarda gli ossidi di azoto, come 27.000 auto per quanto riguarda le polveri e come 562 per quanto riguarda il monossido di carbonio.
Krauss si è preso la briga di controllare prima il catalogo delle emissioni delle varie tipologie di auto sul sito dell'Ispra, l'Istituto del ministero dell'Ambiente, guidato da Stefania Prestigiacomo (www.sinanet.apat.it/it/) e ha trascritto i tassi sulle emissioni di un’auto euro 3, di cilindrata 1400-2000, in ambiente urbano. Seconda tappa web, il sito del Commissariato rifiuti della Campania, portale dove si possono reperire i valori massimi di emissione (mg/mc di fumi) che la Fibe-Impregilo garantisce per l'inceneritore di Acerra. «Mancava il dato sulla Co2 emessa - precisa Krauss - che ho ricavato da Wikipedia. Ho moltiplicato i dati forniti dalla Fibe per i metri cubi di fumo emessi in un anno e ho così potuto paragonare le emissioni di un’auto di media cilindrata (euro 3) con quelle dell'inceneritore di Acerra». Risultato? Gli sbuffi dell'impianto acerrano inaugurato un mese fa inquinano molto, ma molto di più di tre "medie" automobili.

Il mio 25 aprile, tra memoria e resistenza

Come ogni 25 aprile da 24 anni, domani mattina sarò svegliata, intorno alle 10.30, dalla banda che accompagna il corteo dell'Anpi in giro per le vie del quartiere Borgo Vittoria a Torino. Ogni anno il corteo tocca tutti i punti in cui si sono svolte battaglie nelle quali gli eroi caduti nella guerra di liberazione dal nazi-fascismo hanno perso la vita e le donne dell'Anpi, ormai quasi novantenni, reggono uno stendardo che hanno portato il 6 maggio '45 in piazza Castello e su cui hanno ricamato i nomi di tutti i loro amici e parenti defunti a causa della guerra. Stasera uscirò e domani mattina sarò molto assonnata, ma come ogni anno aprirò la finestra, srotolerò la bandiera italiana, canterò "Bella ciao" accompagnando la banda, mi vestirò in fretta e furia per scendere nella sala della circoscrizione a rendere onore ai caduti che hanno dato la loro vita per la nostra libertà, che noi ogni giorno buttiamo al vento. Ora e sempre resistenza.
Erika Cherry Della Marta

giovedì 23 aprile 2009

LA TESTIMONIANZA/ Io, figlia del "Triangolo della morte"


Sono nata nel 1982, in un paese della Sicilia Orientale, con delle malformazioni abbastanza gravi, ma che per fortuna non mi hanno impedito di condurre una vita normale. Ho delle asimmetrie, se così vogliamo chiamarle, ovvero delle forti differenze tra il lato sinistro e quello destro del mio corpo. A raccontarlo si potrebbe pensare che io sia un mostro ma per fortuna non è così. Ho dei problemi a un occhio, di carattere per lo più muscolare, che ho "risolto" con anni di ginnastica ortottica. Ho dei problemi a un braccio, ad alcuni muscoli e in particolare a una mano, che è stata operata più volte quando ero piccola, e aspetto di trovare il coraggio per fare un intervento di tipo plastico/estetico, ma non è così semplice. Non parliamo della mia schiena che è praticamente da buttare ma nonostante questo da anni (troppi) continuo a fare ginnastica correttiva, posturale, a vedere medici, che mi presentano come fenomeno da baraccone ai loro studenti: "Vedete? E' incredibile, con questa schiena si regge in piedi, cammina, si muove!". Le gambe e in particolare i piedi sono un altro dramma, non so quanti interventi ho subìto, soffro spesso stando in piedi o camminando tanto ma anche questo problema si cerca di "risolverlo" con plantari, ginnastica, scarpe introvabili. Nei miei organi interni, per il momento, non si sono riscontrati problemi o meglio sono piena di "piccole anomalie": al cuore, alle ovaie, spesso faccio finta di non vederle, di dimenticarle. E chissà negli altri organi che non ho controllato, chissà quali sorprese ci saranno. Conosco diversi miei coetanei, nati nel mio stesso paese, con problemi come i miei e anche più gravi dei miei. Conosco chi è nato senza occhi, chi è nato con delle strane allergie, chi è nato con entrambe le mani ed entrambi i piedi deformati. E chissà quante altre persone, come me, sono nate con delle malformazioni meno evidenti, e io non me ne sono mai accorta. Quell'anno, nel 1982, è successo qualcosa di strano nella Sicilia Orientale. E vorrei delle spiegazioni. Adesso che sono più grande, che ho superato la fase adolescenziale, e che mi sento un po' più sicura di me, sto richiedendo lo stato di invalidità civile, perchè sento che lo Stato italiano mi debba un risarcimento. Il mio tempo che ho buttato al cesso, tra un medico e l'altro, non me lo ridarà mai nessuno, nessuno mi ripagherà mai per le mie sofferenze, ma voglio che lo Stato sappia che esisto anch'io, che sono nata con dei problemi, che in quel "Triangolo della morte" dimenticato succedono delle cose strane e nessuno ne parla. Grazie San Precario: non sai quanto è difficile per me parlare di queste cose e solo negli ultimi anni sto trovando il coraggio di farlo, ho sempre cercato di nascondere i miei problemi, di fare finta di essere una ragazza "normale", ma qui di normale non c'è nulla.


D.D.


Quel triangolo della morte dove sei bambini su cento nascono malformati


Il dottor Giacinto Franco non fa altro che scrivere e denunciare. L’ultima volta, lo scorso 28 marzo, mette nero su bianco alcuni “cenni sulla situazione nel triangolo Augusta-Priolo-Melilli”, ossia in quell’area che Pippo Annino, presidente di un comitato locale che si oppone alla costruzione del nuovo rigassificatore di Priolo, chiama senza mezzi termini il “Triangolo della morte”. Nel documento di Franco, che contiene anche “proposte operative”, viene ricordato innanzitutto che Augusta è la città col più alto tasso di tumori d’Italia e che 6 bambini su cento nascono con malformazioni congenite contro una media di due nella Sicilia Orientale. Poi aggiunge un dato nuovo: l’aumento delle patologie tumorali, da qualche anno, non riguarda soltanto il polmone e il cervello ma anche il fegato, il pancreas e il colon. In altre parole, secondo Franco, “l’aumento è da mettere in relazione all’inquinamento non solo dell’aria ma dell’intera matrice ambientale (acqua, suolo e mare) con compromissione grave della catena alimentare”. Insomma, ciò che respiriamo ma anche ciò che mangiamo. Come i pesci deformi che dai fondali del porto di Augusta finiscono sui banchi dei pescatori e da lì sulle tavole dei cittadini del “Triangolo”. Pippo Annino è di Melilli e quei pesci li ha visti: “Fanno impressione con quella “schiena” piegata. Tutta colpa del mercurio –ma anche dell’arsenico- scaricato nelle acque di Augusta”. Già, il mercurio: una vera ossessione per Annino: “Costringono gli autisti a trasportare i fusti tossici fino alle imbarcazioni e da lì via fino all’entrata del porto dove avviene lo scarico in acqua”. Ma non è sempre stato così: prima delle inchieste giudiziarie il viaggio dei fusti tossici cominciava con un gioco di prestigio o meglio di occultamento: “I fusti –racconta Annino- venivano divisi in due scomparti: sul fondo, il mercurio e sopra uno strato di calcestruzzo. Il tutto, poi, veniva caricato sui camion per essere “smaltito” nelle discariche del centro-nord, Ravenna in testa”. Decenni di abusi e di violazioni e di speculazione che hanno reso terra la più inquinata d’Italia. La stessa terra in cui sono riuniti i ministri per l’ambiente degli otto governi più inquinanti del mondo,e tra questi Stefania Prestigiacomo (originaria di Siracusa), una che nel “triangolo della morte” possiede tre aziende di famiglia (Coemi spa, Vetroresina engineering development, Sarplast –fallita) e che è anche azionaria di una società gestita dal padre (Ved), sulla cui testa incombono processi per bancarotta fraudolenta, trattamento e smaltimento illegale di rifiuti, violazione delle norme di sicurezza nei confronti dei dipendenti: quattro di questi hanno intentato una causa. Alla Prestigiacomo, qualche mese fa, ha scritto anche il dottor Giacinto Franco: “Come preannunciato a mezzo stampa abbiamo iniziato uno studio sulla presenza di metalli pesanti in un gruppo di donne in età fertile residente nel “Triangolo”. La prima fase dello studio è terminata: abbiamo riscontrato una presenza elevata di mercurio, oltre a valori in eccesso di metalli pesanti nei campioni di capelli.” Attraverso questa lettera aperta al ministro, il dottor Giacinto Franco auspica una “bonifica” dei cittadini oltre che dell’area del porto di Augusta e infatti propone per “tutti i soggetti sottoposti ad analisi una terapia chelante personalizzata”. Del resto, è preferibile restituire la salute ai cittadini piuttosto che – spiega Pippo Annino- aumentare le cubature dei cimiteri: “Il cimitero di Melilli lo hanno ampliato tre volte in dieci anni, quello di Villasmundo 2 volte in sette anni”. Due cimiteri, in un paese di 7.000 abitanti. Anzi tre: “Hanno inaugurato da poco – continua Annino – un altro cimitero, quello di Villa Giardino, con tanto di depliant, di inviti e inaugurazione”. E vip: come gli assessori regionali Pippo Gianni o Giuseppe Sorbello che da quelle parti fanno il pienone di voti alla faccia de i guastafeste come Annino cui per tre volte hanno incendiato la casa. O come Salvatore Gurrieri che da Marina di Melilli, un paese scomparso per fare spazio allo stabilimento dell’Erg, non voleva proprio andarsene. Adesso dimora in uno dei due cimiteri del paese. Gurrieri è uno dei pochi, da queste parti, che è scampato al tumore: lui, hanno preferito incaprettarlo.

martedì 21 aprile 2009

Strage di via D'Amelio: le rivelazioni di Spatuzza


Le dichiarazioni del boss Gaspare Spatuzza, aspirante collaboratore di giustizia, sarebbero state riscontrate in tutti i punti che riguardano la strage di via D'Amelio, in cui venne ucciso il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. La procura di Caltanissetta da mesi ha avviato una nuova inchiesta sull'attentato. Il dichiarante ha detto di aver rubato lui l'auto che poi sarebbe servita al commando per piazzare l'esplosivo. E questo particolare apre alcune crepe sul processo che si è già concluso definitivamente per mandanti ed esecutori della strage. Perché fino adesso ad accusarsi del furto dell'auto erano stati in due, Salvatore Candura e Vincenzo Scarantino, entrambi collaboratori di giustizia. Adesso Spatuzza ribalta tutto. E dopo un confronto che i pm di Caltanissetta hanno fatto fra Candura e Scarantino, il primo ha ammesso di aver mentito in passato sul furto dell'auto. E per questo motivo Candura è adesso indagato per auto-calunnia e Scarantino per calunnia. Le novità che sono emerse negli ultimi mesi, saranno oggetto di un incontro fra i pm delle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, che sono coinvolte in indagini a cui ha dato un contributo il dichiarante Spatuzza.Le affermazioni del dichiarante Gaspare Spatuzza hanno portato i pm di Caltanissetta ad effettuare nelle scorse settimane alcuni confronti fra imputati del processo per la strage di via D'Amelio che si è già concluso con diversi ergastoli. La nuova inchiesta scaturita dalle dichiarazioni dell'ex sicario palermitano ha portato a nuovi scenari che sono ancora tutti da esplorare. I magistrati nisseni, come pure quelli di Palermo e Firenze, hanno effettuato pure diversi interrogatori. Gli inquirenti hanno citato anche il consulente Gioacchino Genchi, che già in passato aveva reso dichiarazioni sulla strage Borsellino. Inoltre, per riscontrare quando detto da Spatuzza, i magistrati hanno disposto nuove perizie su pezzi meccanici dell'auto esplosa in via d'Amelio il 19 luglio 1992.


21 aprile 2009 - Fonte: Antimafia 2000

Lettera di un condannato a vivere


Ai Presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera



Caro Presidente,


“scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese”. In questo modo iniziava il messaggio inviato al Presidente della Repubblica, due anni e mezzo fa, da Piergiorgio Welby. Con le stesse parole - che tanto colpirono me, già all’epoca immobilizzato a letto dalla malattia che mi affligge, la sclerosi laterale amiotrofica - mi rivolgo a Voi oggi. Nella struttura in cui ero ricoverato precedentemente la macchina che mi consentiva di respirare si staccò per 18 volte in due anni e io dovevo, in apnea, spiegare al personale - che cambiava continuamente - come fare per riattivarla. Non avevo neanche un aiuto psicologico. Tutto questo, però, non mi ha tolto la voglia di lottare per vivere e così ho ottenuto dapprima che queste lacune fossero, almeno in parte, colmate e in seguito il trasferimento in una struttura più adatta ad accogliermi. Tutt’ora sto cercando di ottenere un comunicatore simbolico che mi consenta (usando gli occhi perché non riesco più a muovere nemmeno un dito) di parlare anche nei giorni e nei momenti in cui non ho voce, anche - mediante internet - con le persone che non sono fisicamente nella mia stanza. Tuttavia, Signori Presidenti, non è facile convivere ogni giorno con dolori continui e crescenti e con la febbre che va e viene periodicamente, con i continui trattamenti antibiotici. Perciò un anno fa ho sentito la necessità di redigere il mio testamento biologico, che poi ho voluto fosse ripreso anche con un video affinché la mia volontà fosse conosciuta e considerata insuperabile: ho stabilito la soglia in cui non ritengo più la mia vita debba essere portata avanti a tutti i costi e ho chiesto che si avesse rispetto della mia decisione. Con grande tristezza ho appreso la notizia dell’approvazione al Senato della legge, formalmente sul testamento biologico, ma sostanzialmente contro il testamento biologico, che rende carta straccia le mie direttive anticipate ed in particolare la mia decisione di non sottopormi ad alimentazione e nutrizione artificiali quando non sarò più in grado di nutrirmi e bere naturalmente. Queste non sarebbero più rifiutabili stabilendo, per di più, che circa le altre indicazioni, esse non saranno vincolanti per il medico ma una sorta di “consiglio”. Io non sono, Signori Presidenti, né un medico né un giurista ma credo sia sufficiente essere una persona che si tiene informata per capire che se è vero che l’articolo 32 della Costituzione impedisce di sottoporre un individuo ad un trattamento sanitario contro la sua volontà e se è vero che, come sancito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’alimentazione e l’idratazione artificiali sono dei trattamenti sanitari a tutti gli effetti, allora è anche vero che questa legge - che non consente a me, che sono pienamente capace di intendere e volere, di rifiutare tali trattamenti - è manifestamente anticostituzionale. Mi viene sottratta l’unica libertà che mi è rimasta: quella di poter decidere sulla mia morte.Ognuno di noi alla fine dei suoi giorni è solo di fronte alla morte, ma lo Stato e la Chiesa hanno preteso di sostituirsi a Dio. Nel ringraziarVi anticipatamente per l’attenzione chiudo citando ancora una volta Welby: “Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole ma non credo che per le stesse ragioni si possa giocare con la vita altrui”.


Paolo Ravasin

Il videotestamento

Parla il parroco di Corleone. "E' vero, ho invitato i tre giovani ad andare via". La figlia di Riina? "Non sapevo fosse lei"

RICEVO E PUBBLICO/ La lettera del parroco di Corleone, Giuseppe Gentile, che ha cacciato i tre giovani che avevano partecipato alla Giornata antimafia di Napoli


LA REPLICA:

«Si, è vero, ho detto ai tre ragazzi “Se non la pensate come me potete andare via, non mi servite!”, ma non mi riferivo alla “Giornata della Memoria” di Napoli, bensì al loro ripetuto non rispetto delle regole e degli impegni all’interno del gruppo degli Scout». Questa è la replica di Giuseppe Gentile, parroco della Chiesa di Maria SS. , a Giovanni ed Enrico Labruzzo, i due giovani studenti corleonesi che l’avevano accusato di essere stati cacciati via dagli scout perché avevano partecipato alla “XIV Giornata della Memoria e dell’Impegno” del 21 marzo, promossa dall’Associazione “Libera” di don Luigi Ciotti. «A me piace – aggiunge il sacerdote - che le scelte che ognuno di noi fa siano serie e motivate, ma quando ho chiesto ai tre ragazzi perché volevano andare a Napoli, mi hanno risposto: “Per divertirci!”. Per questo li ho redarguiti ed ho espresso con nettezza la mia contrarietà. Perchè dovrei avercela con don Ciotti e con l’antimafia? A don Luigi potrei rimproverare semmai che, quando viene a Corleone, non passa mai a trovarmi. L’antimafia noi la pratichiamo tutti i giorni. Lo sa che il prossimo 23 maggio i nostri scout faranno il servizio d’ordine alla manifestazione di Palermo per ricordare Giovanni Falcone? Io personalmente sono stato amico di padre Pino Puglisi. Ho imparato da lui a lavorare con i giovani. Oggi nella nostra parrocchia abbiamo 80 scout e circa 300 giovani che svolgono diverse attività. In questi anni ho cercato di coinvolgere il quartiere, le famiglie, le singole persone, spingendo tutti alla solidarietà, all’amore fraterno…». È un fiume in piena fra Gentile. «Giovanni ed Enrico hanno voluto il loro momento di celebrità… ma io non ce l’ho con loro, li perdono e sono sempre pronto ad incontrarli», dice. L’ultima precisazione il frate la riserva al matrimonio della figlia del “capo dei capi” di Cosa Nostra, da lui celebrato nello scorso luglio. «È venuta a trovarmi in chiesa con la sua famiglia e quella dello sposo – racconta – e mi ha chiesto di officiare il suo matrimonio. Io nemmeno la conoscevo. Ma che motivi avevo per rifiutarmi? Qualche errore l’avrò commesso nella gestione dei rapporti con i mass-media. Ma non ero preparato e nessuno mi ha aiutato…».

Capire La Russa


Il difetto più grande di Ignazio La Russa è che ogni tanto esce dai night per dare fiato ai propri pensieri ad alto tasso alcolico; cosa che, purtroppo, accade sempre più spesso all'amico e compaesano del finanziere pregiudicato Ligresti, a beneficio esclusivo delle prime pagine dei giornali. Del resto, non è casuale che il regista Marco Bellocchio abbia aperto uno dei suoi capolavori, "Sbatti il mostro in prima pagina", con il comizio del giovane oratore del Movimento Sociale Italiano, l'attuale ministro della Difesa Ignazio La Russa. Ed è forse sorseggiando un drink su un sofà del Twiga o arrancando in qualche bettola dei Navigli che il Vieux Fasciste ha trovato il modo per far parlare ancora una volta di sè con l'ultima battuta sui partigiani che, sostiene il ministro e insuperabile doppiatore dei Simpson, "non vanno celebrati come portatori di libertà". La libertà, per La Russa, è ben altro come ci insegna un episodio riportato da una lettrice di "Repubblica" : " Sono stata ai Navigli, c' erano anche gli onorevoli Ignazio La Russa e De Corato. Ho cortesemente chiesto al dottor La Russa cosa intendesse fare contro il disturbo alla quiete pubblica causato dalle discoteche. La risposta è stata: "Si metta il cotone nelle orecchie signora". Spararle grosse, però, non è per La Russa soltanto un espediente per appagare il proprio narcisismo rurale ma un'abile operazione di depistaggio politico. Ecco perché la battuta sui partigiani coincide col dibattito che in sede istituzionale si sta sviluppando in relazione al piano di acquisto -predisposto da La Russa- di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 al modico prezzo di 14 miliardi di euro. Uno scandalo che stenta a trovare sbocco mediatico e che si consuma nel bel mezzo di due emergenze nazionali: il terremoto e la crisi economica. La Russa, del resto, conosce anche qualche momento di lucidità. Un esempio per tutti? L'affare della sanità lombarda, consegnata mani e piedi alla Transcom Worldwide, società quotata in Borsa a Stoccolma, che ha il compito di gestire il centro unico di prenotazioni telefoniche per gli ospedali pubblici e alcune cliniche convenzionate della Lombardia. L'operazione siglata nel 2008 a Milano ruota attorno al call center di Paternò, in provincia di Catania, una struttura inaugurata quattro anni fa dalla giunta di Roberto Formigoni. All'epoca la scelta non sembrò casuale. Proprio lì, ai piedi dell'Etna, è nato 61 anni fa Ignazio La Russa. E col tempo la cittadina siciliana è diventata un feudo politico esclusivo del gran capo milanese di Alleanza nazionale. Non per niiente, all'indomani delle elezioni, il ministro della Difesa ha deciso di festeggiare proprio a Paternò la fresca nomina nel governo Berlusconi. Quel giorno ad acclamare in piazza il più noto dei loro compaesani c'erano decine dei 400 dipendenti del call center della Regione Lombardia, opportunamente precettati dalla direzione aziendale. Alla presidenza di Lombardia Call, la società a controllo regionale a cui fa capo il centro prenotazioni siciliano, siede Giovanni Catanzaro, 63 anni, un manager di lungo corso legato da almeno un trentennio a un altro cittadino illustre di Paternò: il costruttore Salvatore Ligresti (uno dei principali azionisti dell'Impregilo) , a sua volta amico dei La Russa (il figlio, Geronimo La Russa, siede nel consiglio di amministrazione di Premafin, la holding quotata dei Ligresti). Con l'appoggio di An, Catanzaro è anche arrivato alla I presidenza della Consip,l l'azienda di Stato che gestisce e coordina i sistemi informativi e gli acquisti dell'intera Pubblica amministrazione. Quando a Paternò sbarcano gli svedesi, i vertici dell'azienda siciliana si affrettano a rassicurare i sindacati: "Contratti e stipendi resterenno invariati». Già, perché non è la prima volta che i privati sono coinvolti nella gestione. Nata nel 2004, da principio Lombardia call faceva capo per il 66 percento alla Lutech, una società del gruppo bresciano Lucchini guidata dal manager RaffaeleLoccardo, ottimo amico di Marcello Dell'Utri. Poi, nell'estate del 2006, l'ente pubblico guidato da Formigoni ha comprato la quota del socio privato arrivando al 100 per cento del capitale. Niente di nuovo, quindi. Salvo che, in qualche misura, la Lombardia è tornata sui suoi passi. Piuttosto, molti addetti ai lavori sono rimasti sorpresi dai risultati della gara. La multinazionale svedese, un gigante con oltre 13 mila dipendenti in 29 paesi nel mondo, ha offerto 87 mila e 500 euro al mese per l'affitto del ramo d'azienda. Una somma di gran lunga superiore a quella messa sul piatto dai concorrenti: lontanissima dalla base d'asta di 12 mila e 500 euro e addirittura più del doppio rispetto all'offerta presentata dalla seconda classificata, la Visiant Contact Center, che non ha superato quota 38 mila. Queste cifre appaiono ancora più sorprendenti se si considera che i margini di redditività del call center siciliano, così come per tutto il settore, sono piuttosto modesti. L'anno scorso Lombardia Call ha realizzato un margine lordo (prima di tasse e componenti straordinarie) di soli 860 mila euro su 10,1 milioni di ricavi complessivi. E l'utile netto si è fermato a 350 mila euro. A conti fatti, quindi, il costo supplementare di un milione per l'affitto si giustifica solo se gli svedesi riusciranno ad aumentare efficienza e redditività della struttura ai piedi dell'Etna. A meno che, nel breve termine, i manager di Transcom non facciano affidamento su un aumento consistente del giro d'affari. Già a fine 2007, per esempio, la Regione ha girato a Paternò i servizi informativi sul bollo auto e i bandi di finanziamento agli imprenditori. Del resto il call center siciliano è fin qui cresciuto a gran ritmo. Negli anni scorsi, con la regia della giunta Formigoni, i centri prenotazione di decine di ospedali lombardi sono stati via via ridimensionati dirottando le chiamate nella struttura siciliana. I ricavi di Lombardia Call sono aumentati di conseguenza (più che raddoppiati nei giro di due anni) e i dipendenti, 260 nel 2006, adesso sono oltre 400. A Paternò festeggiano e La Russa incassa consenso e brinda. Del resto, tra poco sarà maggiorenne con i suoi 18 anni suonati passati tra gli scranni del Parlamento della stessa Repubblica liberata da quei partigiani che "non vanno celebrati come portatori di libertà".

lunedì 20 aprile 2009

Torino radioattiva


Terza inquietante denuncia del dottor Topino (Asl 1 di Torino) che stavolta si è recato, munito di contatore Geiger, in corso Lione, nei pressi del collegio universitario. Sembra che la Spina 1 a Torino, sede del passante ferroviario nel quartiere Crocetta, sia tutta radioattiva. Nelle aiuole della Spina 1 sono state trovate piante di tarassaco mostruose. Tenendo presente che il valore di radioattività naturale nel capoluogo piemontese dovrebbe essere di 0,11 microsievert/ora, il contatore Geiger rileva valori sei volte superiori (60 microsievert/ora). Il filmato (http://www.youtube.com/watch?v=HzUTiMFy-gs) è stato girato il 20 aprile 2009 alle ore 19,30.

Il putto e la putta


La composizione di Filippo Panseca è molto affine ad altre opere miniate nell’ultimo decennio del Quattrocento, delle quali ripropone, nel grande formato della tela, il clima di intimità e tenerezza e l’accesa cromia, condotta con sorprendente purezza, luminosità e contrasto. Un’opera più matura che conduce l’artista verso un Rinascimento più maturo si compie nella bella tela del "Putto e la putta”. Una conversazione silente che rappresenta il concepimento senza peccato del Putto ritto in piedi , ignudo ma elegante. Ben vengano queste tele che aprono nuovi capitoli e scoperte, che colmano lacune non approfondite ma, soprattutto, che rivedono certe posizioni rigide della critica verso alcuni artisti considerati “marginali”, ma al contrario intellettualmente aperti ad un mondo “fantastico” e personale, sensibili verso un pubblico che partecipa con calore alla loro poetica comunicazione.
Libera recensione di San Precario

ESCLUSIVA/ Terremoto, Ecco il verbale (originale) che dimostra che era possibile evitare tante morti


Un'ora di discussione: fitta, tecnica, operativa. Attorno al tavolo della Commissione Grandi Rischi siedono i massimi esperti italiani in fatto di terremoti, dal professor Boschi (Ingv) a Calvi e De Bernadinis; insomma, quelli che stabiliscono "tecnicamente" se la nostra vita potrebbe continuare dopo la prossima scossa. E poi, ancora, c'è il sindaco dell'Aquila e l'assessore regionale alla Protezione Civile dell'Abruzzo. Sono le 18.30 del 31 marzo, qualche giorno prima del terremoto che sconvolgerà l'Abruzzo. Siamo a L'Aquila. Il professor De Bernardinis (vicecapo settore tecnico-operativo) apre l'incontro e spiega che "la riunione si è ritenuta necessaria per esaminare la fenomenologia sismica in atto da alcuni mesi nel territorio della provincia aquilana, che è culminata nella scossa di magnitudo 4.0." del giorno prima, il 30 marzo. Una magnitudo importante, di poco inferiore a quella (4.6), che ha distrutto L'Aquila qualche giorno dopo. Poi interviene il professor Dolce (direttore ufficio rischio sismico) che, riporta il verbale, "fornisce un primo inquadramento delle problematiche da affrontare" con riferimento ai "danneggiamenti subiti dalle costruzioni". Si susseguono una serie di interventi in cui si evidenza l'impossibilità di prevedere i terremoti anche se, come afferma il professor Boschi "guardando l'Italia nel suo complesso probabilmente c'è una logica che governa i terremoti". Quello che è noto, sempre secondo Boschi è che il Comune di L'Aquila è classificato come zona 2 "ed è dunque caratterizzato da una sismicità che richiede una particolare attenzione verso le costruzioni, che vanno rafforzate e rese capaci di resistere ai terremoti" ed in particolare, come afferma il dottor Dolce, è "importante nei prossimi rilievi agli edifici scolastici, verificare la presenza di elementi" di vulnerabilità di parti fragili non strutturali. In altre parole, era noto già il 30 marzo che molte costruzioni sarebbero crollate in caso di terremoto. E inoltre non potendo prevedere i terremoti , ai fini di protezione civile occorre, secondo il professor Barberi -anch'esso presente alla riunione- "migliorare il livello di preparazione a gestire un'emergenza sismica". La riunione della Commissione Grandi Rischi si chiude alle 19.30: con quali risultati lo vedremo soltanto qualche giorno dopo.

domenica 19 aprile 2009

Da "L'amore vince" a "Il Campanile", lo scandalo dei finanziamenti per i giornali di partiti e diocesi

E vabbè, chiamiamoli giornali. Del resto, su questi "cosi" i contribuenti italiani riversano milioni di euro ogni anno. Ok, è vero, dei giornali molto spesso hanno poco o nulla. La foliazione? Mediamente 4 pagine. La redazione? spesso è soltanto un tavolo e un telefono. Lettori: nemmeno a parlarne. Eppure, quando si tratta di attingere dai fondi pubblici, battono cassa con la stessa veemenza di Repubblica o del Messaggero. Anche perché nulla è più facile che incassare un contributo: basta dichiarare la tiratura, presentare un bilancio e poi aspettare la liquidazione della fattura. E le vendite? No, quelle non servono.

L'elenco è tanto lungo quanto imbarazzante ma a farla da padrone sono le testate di partito, le fondazioni e gli enti morali. Come "L'amore vince", edito dalla Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio; o come l'Avvenire (6,3 milioni di euro), quotidiano della Cei. E poi, che dire di "Motocross" (517 mila euro) e "Sportsman-Cavalli & Corse" (2,5 milioni), "Chitarre" (296 mila euro) e "Ti saluto fratello" (44.960 euro), "Civiltà cattolica" (66.700 euro), "L'aurora della Lomellina" della diocesi di Vigevano (45.197 euro). Ma al grande banchetto del finanziamento pubblico non mancano sicuramente gli organi di partiti o movimenti veri e presunti. Che dire, per esempio, della Discussione? E' introvabile in edicola, ma nei decreti di stanziamento è sempre presente: 15,148 milioni di euro in 7 anni. E ancora, "Linea", un mistero editoriale da quasi 16 milioni di euro, si presenta come organo del Msi-Fiamma Tricolore, "Il Campanile", saldamente accucciato nelle mani dei figli di Clemente Mastella, Pellegrino ed Elio, che ha incassato già quasi 6 milioni di euro. "L'Opinione delle Libertà", invece, ha messo in cassaforte 13milioni di euro, spicciolo più spicciolo meno. E che dire della diaspora editoriale socialista? L'Avanti! ha macinato quasi 15 milioni di euro. L'Avanti! della domenica, settimanale, dal 2000 al 2003 ha messo in banca 2.360.545 euro.Il Socialista Lab, quotidiano della cui esistenza in pochi si sono accorti, in tre anni di euro ne ha ottenuti 758 mila.La Gazzetta politica, settimanale, dal 2002 al 2005 ha superato 1,6 milioni di euro. E poi, ancora, gli alfieri del mercantilismo: La Voce repubblicana, ectoplasma da edicola, tra aperture e chiusure ha presentato un conto da 2,263 milioni di euro. Liberal ha un etichetta politica lontana dal Leviatano dello Stato, ma vicina alla cassa di Palazzo Chigi: dal 2003 al 2006 ha incassato oltre 3 milioni di euro. Andiamo avanti con L'Europa rimasuglio di testata del PD ha messo in tasca, in soli 4 anni, qualcosa come 14 milioni di euro, quanti di voi l'hanno mai letto?Il Foglio di Ferrara ha incassato finora oltre 25 milioni di euro. E infine "Il Denaro": quasi 14 milioni di euro. Roma ladrona? Non quando si tratta di sbancare i contribuenti: il quotidiano leghista La Padania infatti si è assicurato 28 milioni in sette anni, circa 4 milioni ogni 12 mesi. E "Libero"? Non ne parliamo che è meglio. Ma quante sono le diocesi italiane? Quante le case generalizie, le fondazioni, le pie società che editano, stampano, sopravvivono grazie ai contributi pubblici? Fuori dalla giungla comincia una sterminata prateria di carta.

Corleone, tre scout cacciati dal parroco per aver partecipato a manifestazione antimafia

Don Ciotti e Libera? "Meglio lasciare perdere". Le manifestazioni antimafia? "Speculazioni politiche". A parlare non è Bernardo Provenzano ma il parroco di Corleone, Giuseppe Gentile, lo stesso che il 23 luglio dell'anno scorso, dopo aver officiato le nozze di Lucia Riina, figlia di "Totò ù curtu", invitò i giornalisti presenti alla cerimonia ad uscire dalla chiesa: "Non importa come mi chiamo" disse don Gentile "lasciate stare questa ragazza, lasciatela in pace". Insomma, a voler essere buoni un don Abbondio moderno ma a voler pensare male, forse, anche peggio. Sì, perché adesso don Gentile si è reso protagonista di un altro episodio che dovrebbe suonare come un campanello di allarme per chi vede nella Chiesa, in quelle terre, uno strumento di riscatto all'oppressione mafiosa: ha cacciato dalla Chiesa di Maria SS. delle Grazie tre scout che si sono macchiati di una colpa gravissima, ossia quella di aver partecipato alla XIV Giornata della Memoria e dell’Impegno, promossa da “Libera”, che si è svolta il 21 marzo a Napoli, alla quale partecipò anche Roberto Saviano. «Ha fatto di tutto per convincerci a non andare - raccontano i tre giovani Giovanni ed Enrico Labruzzo ed Eugenio Provenzano - ci ha detto anche che manifestazioni come quella di Napoli sono speculazioni politiche, a cui un buon cristiano non deve prestarsi». Chissà se anche don Pino Puglisi di prestava alle speculazioni politiche prima che i sicari di Cosa Nostra ponessero fine al suo impegno di uomo e di sacerdote in terra di mafia.

Verso il G8 di Siracusa. Il punto di San Precario

Tra pochi giorni, Siracusa ospiterà il summit G8 sull’ambiente. I ministri per l’ambiente degli otto governi più inquinanti del mondo, arriveranno nell'isola di Ortigia e si barricheranno dentro il castello Maniace per decidere come salvare il mondo da se stessi. Ad attenderli, anche in questo caso, gli stessi movimenti che hanno riempito le piazze di tutto il mondo per opporsi alla guerra e alla devastazione del pianeta. Siracusa è il simbolo della distruzione ambientale, causata dallo sfruttamento irragionevole del territorio in nome dello “sviluppo a tutti i costi” ad esclusivo vantaggio del profitto privato e del gioco dei capoccia locali, così ben rappresentati in parlamento e al governo e nelle sue articolazioni sociali, dalla massoneria alla mafia. La scelta di questa città come sede del summit sull’ambiente, voluto dalla ministra per l’ambiente (originaria di Siracusa) Stefania Prestigiacomo, è paradossale perché l’area siracusana, limitrofa al triangolo della morte “Priolo-Augusta-Melilli”, all'area di Niscemi dove è prevista l'installazione del Muos (antenne Nato) e a quella di Noto sfregiata dalle trivellazioni, è tra le più inquinate d’Italia e si appresta a superare ogni primato con l’arrivo di un rigassificatore e un inceneritore previsti dal governo di cui la Prestigiacomo fa parte. E come dimenticare che la ministra, col possesso di tre aziende di famiglia presenti nel triangolo della morte (Coemi spa, Vetroresina engineering development, Sarplast –fallita), è una vera “figlia d’arte” e pertinace militante nell'impegno antiambientale e non solo: è anche azionaria di un’azienda gestita dal padre (Ved), sulla cui testa incombono processi per bancarotta fraudolenta, trattamento e smaltimento illegale di rifiuti, violazione delle norme di sicurezza nei confronti dei dipendenti. Complimenti per il curriculum.


SCHEDA/ Il programma del Controvertice

Mercoledì 22 Aprile Ore 12.00 accoglienza partecipanti Ore 15.00 inizio forum” Ambiente/infrastrutture/beni comuni” Ore 21 .00 djset
Giovedì 23 Aprile Ore 10.00 inizio forum “Lavoro/precarietà/immigrazione” Ore 14.00 concentramento corteo cittadino- Piazzale Sgarlata 0re 21.00 djset
Venerdì 24 Aprile Ore 10.00 inizio forum “ Militarizzazione/repressione” Ore 15.00 plenaria conclusiva lavori 0re 20.00 concerto conclusivo contro vertice – Piazza Santa lucia Luogo dove si svolgeranno i lavori: Piazzale Sgarlata (via madre teresa di Calcutta) Luogo dove si può pernottare: Piazzale Sgarlata (portare il sacco a pelo) Come raggiungere Siracusa: Da Catania:Treno per il 22 Aprile ore 8.00 stazione centrale (massima puntualità) costo 3 euroTreno per il 23 Aprile ore 8.00 stazione centrale(massima puntualità) costo 3 euroAltri treni disponibili ma non organizzati da noi(quindi ordinari): 22 Aprile ore 12.45 stazione centrale 23 Aprile ore 12.45 stazione centrale

Consultate anche: www.nog8sicilia.org

Torino, i veleni che non vi dicono

Siamo a Torino, nell'area in cui aveva sede la Fergat, un'azienda che ai tempi dei fasti industriali produceva cerchioni per autovetture. E' mattina, il cielo grigio, un'insegna al neon blu che ricorda l'ingresso di un night, una lingua di asfalto tra un blocco di caseggiati popolari e l'accenno di una tipica fondazione postindustriale che si erge come una lapide su un giardino. Il dottor Topino tira fuori la sua telecamera e riprende: anche qui fiori deformi si alternano a chiazze di terreno arido ma è lo zoom sul tarassaco gigante che meglio di ogni altra immagine suggerisce l'idea che in quel giardino si stia producendo un'alterazione mostruosa che, forse, va oltre quel giardino e oltre la stradina che lo separa dalle abitazioni, dalle persone che vivono in quella zona. "I cerchioni venivano trattati con acidi e solventi prima della verniciatura. E' possibile che una parte dei veleni della ex Fergat sia sotterrata in loco", spiega Topino. Un'ipotesi che avrebbe gravi implicazioni dentro la rete di responsabilità istituzionali che questi fenomeni dovrebbe prevenire a tutela dei cittadini. Cosa accadrebbe se gli effetti di quella contaminazione si producessero sull'uomo. O se si stessero già producendo?


La terza deuncia del dottor Topino/ Tarassaco con fiori deformi nell'area ex Fergat a Torino

sabato 18 aprile 2009

Susanna vuol dire fiducia. No la Petruni alla direzione del Tg2

"Col terremoto abbiamo fatto ascolti record"
sintesi di un concetto perverso di Susanna Petruni

Ieri si è tenuto a Palazzo Grazioli, la residenza privata del premier nella capitale, un vertice di maggioranza dove si è scelto il nuovo organigramma dei direttori di reti e telegiornali Rai. Insomma, il solo governo presieduto dal proprietario di quella che dovrebbe essere l'azienda "concorrente" Mediaset, i nuovi adepti galoppini nell'azienda pubblica, pagata con i soldi del popolo bue ma al servizio di un uomo solo. Silvio Berlusconi. E si conferma la voce che già da giorni impazzava nell'avvilente totopoltrone di Viale Mazzini: a dirigere Raidue ci sarà forse proprio lei. Susanna "tutta panna" Petruni. Ma chi è la servizievole cronista: ogni volta che vedete Susanna Petruni condurre il TG1, sappiate che la sua promozione alla conduzione è avvenuta sotto la gestione di Clemente J. Mimun, l’uomo che al TG1 censurava anche Berlusconi pur di salvaguardare l’immagine di Berlusconi, e che poi è stato promosso alla direzione del TG5 (ma và?).
Pochi mesi prima della sua promozione, la Petruni produsse un servizio (di cui non trovo traccia su YouTube - e la cosa non mi stupisce, ma ha fatto storia ed ès tato minuziosamente analizzato da Articolo 21) che si può definire indegno anche della Pravda . Era un resoconto del discorso del luglio 2003 che Berlusconi tenne all’Europarlamento aprendo il semestre di presidenza europea .
Ebbene, quel giorno Berlusconi, mostrando ancora una volta di non avere una completa padronanza dell’italiano per capire le espressioni semantiche che lui stesso utilizza. disse al capo dei socialisti europei, Martin Schultz, il quale gli aveva rivolto delle critiche e posto delle chiare domande (cui non risponderà perché scomode), che l’Italia è il Paese del sole e del mare (raffica di risate degli europarlamentari, presidente compreso, mentre Prodi, all’epoca presidente della Commissione, sprofonda dalla vergogna) e queste testuali parole:

"Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo di kapò. Lei è perfetto!"

Sul conflitto di interesse a cui molto hanno fatto riferimento: bene, forse non siete a conoscenza del fatto che, in Italia, i giornali ma soprattutto le televisioni che ancora appartengono al mio gruppo e alla mia famiglia, sono tra i nostri più decisi critici. Perché? Evidentemente vi manca il sole dell’Italia; non siete venuti e non avete mai acceso una televisione italiana. Se questa è la forma di democrazia che intendete usare per chiudere la bocca al Presidente del Consiglio europeo, vi posso dire che dovreste venire come turisti in Italia, perché qui sembrate turisti della democrazia.
Dare del kapò ad un socialista e dei “turisti della democrazia” ai parlamentari europei. Assurdo. E non si è mai scusato. Un po’ come l’abbronzato di Obama qualche tempo fa.
Ebbene Susanna Petruni confezionò un servizio nel quale riassumeva con la sua propria voce i punti del discorso di Berlusconi, omettendo tutta questa vergogna, e anzi togliendo la voce allo stesso Berlusconi. Quello schifo, che ebbe un enorme risalto in tutta Europa, al TG1 non fu mai dato. (E non fu l’unico servizio della Petruni pieno di “omissioni”).
La Petruni calpestò le regole deontologiche del suo mestiere (il giornalismo) e pochi mesi dopo verrà promossa alla conduzione. Quando la vedrete in tv, ricordatevene e pensate in che stato è l’informazione in Italia.

Su Facebook, intanto, è nato il gruppo di chi chiede il licenziamento della Petruni: http://www.facebook.com/wall.php?id=69781599199#/group.php?gid=69781599199

Torino, il giardino delle piante mutanti (parte seconda)

Un altro documento sconvolgente (il video lo trovate sulla barra a destra nella sezione "Cose mai viste") sul fenomeno delle piante mutanti a Torino. A realizzarlo, ancora una volta, il dottor Topino (Asl 1) che prosegue nella sua attività di denuncia iniziata qualche giorno fa con i filmati del tarassaco gigante rinvenuto nei pressi della chiesa del Santo Volto. Stavolta siamo alla Crocetta, in un'area che prima era occupata dalla Materferro della Fiat e, protagonista del video è ancora una volta il tarassaco, una specie vegetale commestibile utilizzata per preparare insalate che, quando cresce in aree inquinate da agenti mutageni, subisce delle alterazioni che si evidenziano con deformazioni dei fiori e dei fusti. L'area - secondo l'autore del video- potrebbe essere inquinata da diossine, benzene, solventi clorurati, cromo esavalente e policlorobibenili. Insomma, c'è di che preoccuparsi ma a Torino si continua a fare orecchie da mercante di fronte all'ennesima testimonianza del dottor Topino. Una cosa è certa: non possono dire di non sapere.

Quaranta romeni in un casolare lager in Puglia


Schiavi nelle campagne di Cerignola, la patria di Giuseppe Di Vittorio: 42 braccianti romeni, di cui almeno dieci donne stipati in un garage, all’interno di una masseria nella localita' 'Borgo Tressanti'. Li hanno scoperti gli agenti di polizia del commissariato di Cerignola. Le condizioni in cui vivevano i romeni erano disumane: niente acqua potabile, nessuna finestra, né bagni né lavandini all’interno del garage. Qualche materasso buttato a terra. Sembra fossero stati reclutati per la raccolta dei carciofi.
“Ancora una volta, nella provincia di Foggia, è stato scoperto un casolare fatiscente adibito a vero e proprio lager”, commenta la segretaria generale della Flai Cgil, Stefania Crogi. Una ennesima scoperta, afferma la dirigente sindacale, “che ripropone con violenza il tema delle condizioni di lavoro nel settore agricolo italiano e testimonia come lo schiavismo e lo sfruttamento non si fermino davanti a niente e nessuno e continuino a contraddistinguere un certo modo di fare impresa nel nostro paese”. Aggiunge poi Crogi: “Non sono fenomeni casuali né tanto meno residuali, ma sono assai radicati, specie in quelle aree del Mezzogiorno dove le istituzioni sono più deboli e le infiltrazioni malavitose più frequenti, e che dimostrano come vi sia ancora chi pensa di poter fare profitto violando i principali diritti umani degli uomini e delle donne che lavorano in agricoltura”.
Nei prossimi mesi in tutta Italia si svolgeranno massicce campagne di raccolta e saranno centinaia di migliaia i braccianti agricoli impiegati. Proprio in vista dell’estate “non è assolutamente pensabile – conclude la dirigente sindacale – che vi siano ancora altri lavoratori sfruttati e tenuti in condizioni disumane. È per questo che chiediamo alle istituzioni a tutti i livelli di svolgere fin da subito un lavoro di prevenzione e di controllo volto a spezzare le catene dello sfruttamento in agricoltura”.

venerdì 17 aprile 2009

Verso le Europee 2009. Nino Strano (Pdl) contro You Tube: "Rimuovete il filmato della mortadella"


Il sottobosco del Pdl è il luogo politico più popolato dalla razza dei trombati, la peggiore, quella che allo stesso tempo coniuga le ambizioni più aggressive al rancore per il popolo "ingrato" che li ha relegati nel limbo della politica, nella dimensione dei morti viventi. Per questo votare un trombato -che non trova da sè la dignità per rinunciare a ricandidarsi- è l'atto più pericoloso e masochistico che un elettore può compiere all'interno di un seggio elettorale. E' consuetudine del trombato sparire all'indomani dell'esito delle elezioni che lo hanno visto sconfitto per ricomparire alla vigilia di quelle successive. Un esempio per tutti? Nino Strano, candidato alle prossime europee nelle liste del Pdl. Un po' di storia: Il 24 gennaio 2008 in occasione della caduta del governo Prodi, durante il dibattito che seguì la comunicazione del Presidente del Consiglio, si distinse per aver urlato ripetutamente insulti indirizzati al senatore dell'"Udeur" Cusumano. "Sei un cesso corroso! Sei un frocio mafioso! Sei una merda! Sei una checca squallida!", gridò, nonostante esso stesso si definisca vicino al mondo gay nella sua città. Per questo è stato accusato da associazioni rappresentanti del mondo gay, di manifesta intolleranza nei confronti dell'omosessualità. Gli insulti sarebbero ad imputarsi al fatto che il senatore Stefano Cusumano abbia votato la fiducia al Governo come scambio alla presunta assunzione di un suo collaboratore in un ente pubblico. Per questo è stata presentata una interrogazione dall'Onorevole Maurizio Gasparri di Alleanza Nazionale.
Nella stessa giornata durante la comunicazione del presidente Marini, ha stappato una bottiglia di spumante e mangiato mortadella (chiara allusione a Romano Prodi), per festeggiare la caduta del governo di centrosinistra.
Non risultano sue dichiarazioni di scusa o di giustificazione per i comportamenti di cui sopra, nonostante il clamore e le numerose richieste. Anzi, nella puntata di Report del 15 Marzo 2009 ha dichiarato, in riferimento al gesto della mortadella: "È un gesto del quale non mi pento assolutamente perché è un gesto allegorico".
Tuttavia, di recente l'ex senatore ha addirittura richiesto, con una lettera dall'italiano assai approssimativo, che il filmato che presenta le sue azioni in Senato venisse tolto da You Tube, destando reazioni divertite su Internet.
Nel Maggio 2008 viene condannato a due anni e due mesi di reclusione (in primo grando) dal Tribunale di Catania per abuso d’ufficio insieme al sindaco Scapagnini (medico personale di Silvio Berlusconi) e ad altri 5 assessori della giunta catanese per abuso d'ufficio e violazione della legge elettorale riguardo i contributi previdenziali concessi, tre giorni prima delle elezioni comunali del 2005, dal Comune di Catania ai dipendenti per i danni causati dal cenere dell'Etna subiti nel 2002.
E' primo dei non eletti nella lista del Popolo della Libertà in Sicilia dopo le elezioni politiche 2008, ed è ora candidato alle elezioni Europee 2009.

Riuscirà a non farsi trombare ancora?


Il video di cui Strano chiede la rimozione lo trovate a quest'indirizzo:
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LA LETTERA/ Il testo dell'e-mail che Nino Strano ha inviato all'utente che ha postato il video su Youtube:
Gentilissima persona,
la invito a rimuovere il video la Lei installato! (quello postato n.d.r.)Con la Direzione di Youtube è ormai in corso, stiamo agendo in una direzione comune, una procedura per fare rimuovere i video che ledono la mia immagine!Per il fatto da me commesso ho già chiesto scusa nelle sedi adeguate, ma anche attraverso mezzi di giornale.La Invito ad occuparsi di tematiche ben più importanti nella sua Vita, non faccia la moralizzatrice del popolo!Mi auguro che presto rimuoverà il video, altrimenti lo farà la stessa direzione di Youtube, la mia denuncia è già partita!
Grazie
Nino Strano

“Sono come le zanzare e purtroppo durano più di un'estate”. Su Facebook il gruppo shock che propone la caccia al povero



Non basta la crisi, non bastano i licenziamenti e le difficoltà ad arrivare alla fine del mese. No, perché adesso al danno si aggiunge pure la beffa e come sempre più spesso accade, il disprezzo prende forma su Facebook: “I poveri non si lavano – scrive Lorenzo Letta- i poveri non sono educati, i poveri non hanno mai letto Nietzsche, i poveri sono dei vittimisti di merda, i poveri devono rimanere tali solo per punizione”. Già: dopo i gruppi che istigavano alla violenza sui migranti o sui rom adesso è nato il club di chi non guarda alle razze e spara a zero su tutti, o meglio su tutti i poveri. Già il nome del gruppo la dice lunga: “Bacheca di Lega anti Poveri”; ma ancora più espliciti sono i messaggi degli iscritti che non si limitano all'odio ma propongono persino soluzioni. Per esempio, Stefano Andreoli secondo il quale “i poveri sono un male necessario! ma fastidiosi come le zanzare, con la differenza che purtroppo durano più di un'estate. Propongo una caccia al povero”. O come Andrea Montorfano che manderebbe a morte anche i “buonisti che danno sempre ragione a questi stronzi. Se nascevo povero, negro e comunista nessuno mi dava torto in quest'Italia buonista.”
Trovate il gruppo a quest'indirizzo
http://www.facebook.com/group.php?gid=36205088503&ref=mf#/group.php?gid=36205088503

Referendum, questo sconosciuto!


Accorpamento o non accorpamento prima o poi per il Referendum andremo a votare. E dunque: qual è il merito dei quesiti referendari promossi da un blocco trasversale che parte da Segni e passa per Brunetta, Alemanno, Alfano, Cacciari e altri? Cosa accadrebbe se vincesse il SI?


Quanti di voi sanno che cosa andrà a modificare realmente il Referendum di giugno?
Andrà ad eliminare la Porcellum? FALSO!
Reinserirà il voto di preferenza? FALSO!

Una vittoria del "SI" può portare conseguenze molto pericolose.
Vediamo perché:

Il Referendum è composto da tre quesiti:
  1. Modulo colore Verde: Premio di maggioranza alla lista più votata (Camera)
  2. Modulo colore Bianco: Premio di maggioranza alla lista più votata (Senato)
  3. Modulo colore Rosso: Abrogazione delle candidature multiple.
I primi due quesiti sono molto importanti da capire perché in caso di vittoria del SI su questi punti si avrebbe come risultato una legge elettorale molto pericolosa. Ma prima analizziamo il terzo quesito.

Analisi del Terzo Quesito:
Le candidature multiple permettono ad una stessa persona di presentarsi in più circoscrizioni. Il candidato acquisisce così un forte potere in quanto con questo trucchetto ha la possibilità di far subentrare al suo posto i primi non eletti nelle circoscrizioni alle quali rinuncia. In un contesto con preferenze dirette da parte dell'elettore sarebbe giusto eliminare questa schifezza, però il punto referendario perde di senso in un contesto fatto da liste bloccate scelte dalle segreterie di partito. Ricordo che questo Referendum NON reinserisce la scelta del candidato.

Analisi del Primo e Secondo Quesito:
La probabilità di conseguenze disastrose è associata a questi primi due quesiti. Partiamo subito con il fatto che il premio di maggioranza è un invenzione tutta italiana che non esiste in Europa. Adesso, con la Porcellum, il premio di maggioranza è attribuito alla coalizione che ottiene più voti. Questo alle ultime elezioni ha permesso a PDL+Lega di avere un numero di seggi in più come premio. Ma analizziamo lo scenario se un SI dovesse vincere e quindi il premio di maggioranza non andrebbe più alla coalizione ma bensì alla lista che ottiene più voti.

Se questa legge fosse stata già in vigore alle ultime elezioni probabilmente PDL e PD avrebbero scaricato rispettivamente Lega e IDV e avrebbero corso da sole per il premio di maggioranza. Come tutti sappiamo è il PDL che ha ottenuto la maggior parte dei voti e con l'ipotesi del premio di maggioranza alla lista avrebbe ottenuto il 55% dei seggi e il pieno controllo del Parlamento senza rotture di scatole come la Lega.

In parole povere il risultato potrebbe essere una legge pessima e pericolosa perché chi “vince”, ottiene il 55% dei seggi anche se ha (per esempio) il 20% dei voti.

Ve lo immaginate un parlamento con il 55% dei seggi assegnati al pluri-prescritto? Tragedia!

Questo sistema ovviamente spingerebbe ancora di più alla formazione di due soli grandi partiti. IDV e Lega dovrebbero decidere se fondersi nel PD e nel PDL oppure accettare il rischio di estinguersi (lo sbarramento sarebbe al 4% alla Camera e al 8% al Senato).


Conclusioni:
C'è chi spera che una vittoria del SI spinga il Governo a rifare l'intera legge elettorale su pretesa della Lega, ma chi impedisce al PDL, una volta passata questa legge, di scaricare la Lega, far cadere il Governo e correre in nuove elezioni da soli per il premio di maggioranza? E a quel punto saremmo spacciati, perché IDV e PD difficilmente si fonderanno in un'unica lista (che impone ad una delle due di rinunciare alla propria identità) e ci ritroveremmo un PDL padrone del Parlamento in grado, per esempio, di eleggere il Capo dello Stato e cioè Berlusconi.

Composizione del comitato promotore: date un'occhiata ai nomi:
http://www.referendumelettorale.org/dettaglio/64279/Il_comitato


Repubblica tarocca le foto e Berlusconi è contento



Cliccate sui link a destra o copiateli ed incollateli sulla barra indirizzi:

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/folla-obama/14.html

Apparirà una foto di Obama di fronte la folla di Praga.

Poi in alto sostituite il numero 14 con il 15 prima del .html e poi date invio.

Et voilà, la censura.

giovedì 16 aprile 2009

Facebook si mobilita per Olga Lumia, la giornalista licenziata per il "bacio" di Alfano


Olga Lumia, nata ad Agrigento e residente a Roma, pubblica su Facebook il link a una pagina di Repubblica del 2002 dal titolo "Il bacio pericoloso di Alfano", un articolo che riferiva del bacio dell'attuale Ministro della Giustizia Angelino Alfano al boss mafioso Croce Napoli nel 1996. A seguito di questo, Olga viene cacciata dalla redazione di agrigentoweb.it.
Il fatto si commenta da solo.

“Sono stata ampiamente rimproverata da quelli di Agrigentoweb per quello che avevo pubblicato – si sfoga Olga Lumia sulla bacheca del gruppo dei giornalisti agrigentini su Facebook -. Nella mia bacheca di Facebook avevo condiviso un link su un vecchio pezzo de La Repubblica, che aveva come oggetto un politico. Ho cercato di spiegare – racconta - che la bacheca di FB è come casa mia: ci posso fare quello che voglio. Ma loro niente, non sentivano ragioni. Ci sono state infatti delle persone che letto il mio link, mi hanno accusato agli editori e direttori di Agrigentoweb gridando allo scandalo. Dopo varie telefonate con la redazione del quotidiano on-line e dopo una mia lettera di scuse (volevo infatti scusarmi per averli messi, mio malgrado a disagio) pensavo che la cosa fosse finita lì. Non era vero. Con un pezzo in prima, firmato dal direttore, sono stata accusata – continua Olga Lumia - di attaccare il premier e i suoi uomini e sono stata volgarmente definita ‘cavallino rampante che fa cri cri’. A questo punto, non mi restava altro che fuggire da un simile ambiente. Un ambiente dove non c'è libertà di opinione, pensiero e parola. Dove ti controllano anche per ciò che fai in privato. Mi sono dimessa – conclude - per scappare a gambe levate da una situazione insostenibile”.

Per esprimere solidarietà ad Olga Lumia iscrivetevi al gruppo: http://www.facebook.com/profile.php?id=1512723678#/group.php?gid=67960024209&ref=nf

Il temino del bimbominkia Mario Giordano contro Vauro e Santoro


Articolo apparso su "Il Giornale" di Berlusconi all'indomani della puntata di AnnoZero dedicata al terremoto. L'autore è il bimbominkia in persona, Mario Giordano.

I passaggi salienti?Santoro è uno sciacallo
Travaglio un questurino
Ruotolo è "bollito", un sottopanza
De Magistris: Censore dei furbetti
Vauro: La ciliegina sulla monnezza

Nota bene: Da quando è diretto dal Bimbominkia, le vendite del "Il Giornale" di Berlusconi" sono calate del 7,5%, il calo più consistente registrato tra i quotidiani italiani.

Caro Santoro,

anzi caro onorevole, visto che m’ha chiesto di chiamarla così, so bene che quando si è invitati nei salotti altrui non è buona educazione raccontare al mondo quel che ci si è detti. Ma siccome quel salotto era in diretta su Raidue in prima serata, davanti a svariati milioni di telespettatori, mi permetto di infrangere le regole. Non me ne vorrà. In fondo lei di regole infrante è un maestro. E, in effetti, dopo aver fatto a pezzi quelle della par condicio e del buon senso, l’altra sera ha definitivamente massacrato anche quelle del buon gusto e della civiltà. Missione compiuta, olé. Il suo ultimo Annozero, mi permetta, è stato uno spettacolo squallido, un atto di sciacallaggio ributtante, che non mette più la polemica sull’asse di ciò che è di sinistra o non di sinistra, ma di ciò che è civile e ciò che non lo è più. E mi chiedo se sia possibile che lei e i suoi sottopanza siate così accecati dall’odio e dalla faziosità da perdere non dico l’equilibrio politico, che quello l’avete già perso da tempo, ma anche il senso di umanità. E che non vi rendiate conto che tutto questo vi porta lontani dal Paese reale, dal sentimento diffuso di commozione e solidarietà, dall’Italia che si unisce di fronte alla sofferenza, per una volta provando a ragionare non per schemi di partito, ma secondo bisogni, urgenze e necessità. Provi a togliersi per una volta la giacchetta da europarlamentare, caro onorevole Santoro, provi a togliersi per una volta i paraocchi del katanga in servizio permanente effettivo. Vedrà che in Abruzzo c’è un’umanità dolente e dignitosa, lacerata e orgogliosa, che non chiede bandiere di partito né polemichette pretestuose. Chiede risposte concrete. Responsabilità. E serietà. Per una volta, proviamoci, anche noi, che abbiamo per le mani il bene prezioso dell’informazione. Proviamoci a togliere la maglietta di parte e a guardare la tragedia senza pensare a quel che ne potremmo guadagnare in termini di marchette politiche. Proviamo a essere seri. E lei che è un gran professionista lo sa: attaccare la Protezione civile per il ritardo nella consegna di una bottiglietta d’acqua (una! Su 27mila sfollati!), mentre ci sono le bare dei morti ancora aperte e i soccorritori che rischiano la vita fra le macerie, non è serio. Anzi, sarebbe perfino ridicolo, se non fosse tragico. Tragico per le vittime, innanzitutto. Ma tragico anche per lei, per la sua squadra avvilita nei bassifondi della polemica, per la sua professionalità ridotta a zerbino in nome dell’ideologia, per la sua umanità schiacciata sotto il peso dell’odio politico. In Abruzzo i soccorsi hanno funzionato. Lo sanno tutti, lo dicono tutti. I volontari sono stati eroici, hanno salvato decine di vite umane. Le tendopoli sono state operative in tempi record. Non c’è stato caos, non c’è stata disorganizzazione. Tutti gli osservatori, italiani e stranieri, di destra e di sinistra, hanno potuto notare che per la prima volta sul luogo della tragedia si è sentita forte e tempestiva la presenza dello Stato. Chissà perché gli unici che non se ne sono accorti sono stati i suoi inviati, poveri kamikaze spediti sul posto a cercare disperatamente di trasformare una efficiente opera di soccorso nella Caporetto di Bertolaso.Per altro, mi lasci dire, caro onorevole, evidentemente lei non è più il maestro di un tempo, l’esperienza a Bruxelles l’ha rammollita o gli allievi sono scarsi: ammetterà che hanno lavorato proprio male. La tesi si poteva argomentare in modo assai migliore, di voci contro, in quella situazione, se ne potevano raccogliere un’infinità. E loro, invece, gli sciagurati di Caporetto, che cosa le hanno portato in pasto? Una bottiglietta d’acqua consegnata in ritardo, lo sfogo di un medico chiaramente sfinito e poco altro. A guardare bene, tutte interviste forzate, con domande tranello, risposte indotte e montaggi con tagli spericolati. Poca roba, lo sa anche lei, chissà come li avrà sgridati nella solita riunione che fate il giorno dopo per esaminare, minuto per minuto, gli errori commessi in trasmissione. E che dirà allora di quei collegamenti con Ruotolo? Erano così noiosi... Ci voleva tanto a trovare qualcuno che dicesse «Bertolaso è un incapace» con efficace sintesi televisiva? Evidentemente nemmeno Ruotolo è più quello di una volta... Su, onorevole Santoro, sia sincero: in fondo portare in tv qualcuno che si lamenta contro la Protezione civile in mezzo a 27mila sfollati non è mica una missione complicata. Se vuole gliene troviamo altrettanti in cinque minuti anche qui nel centro di Milano, dove pure la gente non ha patito sulla sua pelle il terremoto. La scarsità delle testimonianze da voi raccolte è una conferma (se ce ne fosse bisogno) che la Protezione civile ha funzionato bene. Ma mi resta un dubbio: possibile che non abbiate incontrato nemmeno uno che ringraziava i soccorritori? Possibile che non vi sia venuto in mente di intervistare così, en passant, anche uno della Protezione civile? Non li avete trovati? Ruotolo è così bollito? Lei dice bene che non si può sventolare l’eroismo dei volontari come pretesto per non parlare dei problemi. Siamo d’accordo. Ma non si possono nemmeno sventolare i morti come pretesto per dire fregnacce. Voi, invece, l’avete fatto. Scientificamente. Per tutta la trasmissione. A cominciare da Ruotolo che esordisce lasciando microfono libero a un uomo esasperato che insulta le divise. E poi la bottiglietta d’acqua e altri lamenti. E poi la piccola teoria degli schizzi di fango. E poi la presidente della Provincia che se la prende con le istituzioni (e lei che cos’è signora, mi scusi?). E poi il suo sarcasmo, dottor Santoro, fra Kgb, caschi e altre cose che voleva mettersi in testa (a mettersi un po’ di buon senso, ci ha mai pensato?). E, infine, soprattutto la ciliegina sulla monnezza, cioè le spaventose vignette di Vauro, dove si ironizzava sulla cubatura dei cimiteri, l’ampliamento edilizio delle bare e, ancora, la ridicolaggine dei soccorritori. Lasciamo da parte i malinconici dettagli: Travaglio che legge (per altro con inesattezze) verbali da questurino di provincia e il magistrato candidato De Magistris, investito ufficialmente del ruolo di censore dei furbetti (avete capito bene: il furbetto dei Valori eletto a simbolo di censore dei furbetti, che è un po’ come fare tenere ad Adriano un corso contro l’alcolismo). Lasciamo da parte i malinconici dettagli, non restano che le fregnacce. E che sono fregnacce lo sa anche lei, caro onorevole Santoro. Per tutta la settimana, nei colloqui con i suoi collaboratori, mi è stato detto che trovava sciocco insistere sulla prevedibilità dei terremoti, sulla cassandra Giuliani, sulla questione dell’emergenza, perché il vero problema è quello edilizio. Sacrosanto. Il vero problema è che in Italia ci sono 7 milioni di case a rischio, di cui 80mila sono edifici pubblici. Il vero problema è quell’ospedale dell’Aquila inaugurato nel 2000, dopo vent’anni di lavori, e che ora è inagibile. Il vero problema è il decreto del 2004 che prevedeva costruzioni antisismiche e che è sempre stato rinviato. Il vero problema è che occorre una grande opera di rottamazione edilizia e di ricostruzione. Questo è il punto. Voi lo sapevate benissimo. Dietro le quinte se ne conveniva. E allora perché, invece, avete messo in scena solo un vergognoso processo alla Protezione civile? Forse perché il problema delle case costruite male non può essere addossato in nessun modo a Berlusconi? Forse perché vi siete accorti che, anzi, il piano casa appena varato andava proprio nella direzione dell’auspicato rinnovamento edilizio? Forse perché il ritardo delle norme antisismiche non è colpa di un sottosegretario del vituperato centrodestra, ma di una cultura del Paese che riguarda tutti? Forse perché il primo a firmare quel rinvio è stato proprio Antonio Di Pietro, nume tutelare del furbetto anti-furbetti De Magistris? Dev’essere così, è chiaro. Ma il risultato è vergognoso. Noi speravamo di parlare dei problemi seri. Su questo giornale l’abbiamo fatto, fin dal primo giorno, senza nascondere nulla, con dati e cifre, denunce e accuse fondate su abusi e inadempienze nelle costruzioni. Voi invece avete preferito affidarvi alle beghe da cortile, avete ritirato fuori la madonna del radon, l’autodidatta Giuliani, avete mestato nel torbido raccolto sul fondo della disperazione con un unico scopo: mettere nel frullatore chi da cinque giorni lavora, rischiando la vita e senza risparmiare energia, per ridare speranza all’Abruzzo. Mi chiedo perché, caro onorevole Santoro. Mi chiedo a che serva. Visto che all’inizio della trasmissione faceva nobilmente appello al Paese che vogliamo lasciare ai nostri figli, ecco, le chiedo se davvero lei vuole lasciare ai suoi figli un Paese così, in cui nemmeno di fronte a 290 morti si trova la forza di mettere da parte i biechi interessi della politica di giornata. Se davvero vuole lasciare ai suoi figli un Paese in cui si irridono i volontari, magari solo perché vestono una divisa (si capisce la divisa non fa chic come l’orecchino e il jeans strappato...). Se davvero vuole lasciare ai suoi figli un Paese in cui di fronte all’emergenza ci si continui a sentire uomini di parte prima che uomini. Avevamo avuto una speranza nei giorni scorsi. Avevamo visto un clima diverso. Avevamo trovato commenti per una volta sensati a destra e a sinistra, avevamo trovato persone capaci di capire che il dolore e la sofferenza, pensi un po’ Santoro, contano persino più dell’essere berlusconiani o antiberlusconiani. Avevamo sperato che di qui potesse nascere un’Italia più civile. Avevamo sperato. Poi sono arrivati Vauro, le vignette e la sua bottiglietta d’acqua. Che meschinità.
il bimbominkia Mario Giordano
Il Giornale

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