
Vorrei avviare una discussione sul futuro del Popolo Viola e sulle prossime iniziative a partire dalla manifestazione del 27 febbraio contro il legittimo impedimento. Non mi soffermerò sull'importanza -che credo possa darsi per scontata- di questa prima scadenza ma sul metodo con cui è stata convocata che poi è lo stesso del No Berlusconi Day e dei sit-in del 30 gennaio a difesa della Costituzione ma anche di altre iniziative nate nel frattempo e che vedono il mio pieno sostegno: dal No Razzismo Day del 6 marzo al No Mafia Day del 13 marzo.
Penso di essere tra i massimi conoscitori del cosiddetto Popolo Viola, della sua genesi e del suo sviluppo politico, simbolico e organizzativo e se esiste un dato certo che questa esperienza offre a chi l'ha promossa è che il Popolo Viola senza Facebook non sarebbe mai nato. Senza Facebook, il 9 ottobre 2009 (ossia all'indomani della sentenza della Consulta sul Lodo Alfano), non avrei potuto lanciare quel messaggio virale che ci ha portati tutti in piazza il 5 dicembre: "Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi". Se c'è un pregio -solo uno- che mi riconosco in tutta questa vicenda è quello di aver saputo tradurre l'indignazione generale in quelle nove parole semplici, immediate, didascaliche che vivevano in quel momento nella pancia del Paese.
Il metodo, dunque, è stato quello di lanciare un segnale, un allarme, una proposta. E aspettare che fosse condiviso, sostenuto, partecipato. Nel caso contrario sarebbe morto lì, tra i pochi post di una pagina Facebook senza storia e senza futuro come ce ne sono tante.
Ho lanciato quel messaggio senza consultare nessuno, spinto semplicemente da un moto della mia coscienza ed esercitando il mio diritto costituzionale a partecipare alla vita politica del Paese. L'ho fatto da cittadino libero e nel modo che ho ritenuto in quel momento più incisivo, nell'unico modo che avevo: attraverso Facebook. Da lì il 5 dicembre.
Il 5 dicembre rimane il più bel fotogramma di quella sensibilità collettiva che oggi chiamiamo Popolo Viola. Quella giornata è riuscita a tradurre in istanza e in movimento reale, quell'intelligenza collettiva generata dall'autorganizzazione molecolare della Rete. Questo fotogramma non riesce ancora a trovare una cornice che riesca ad esaltarne le potenzialità storiche. Insomma, il popolo viola è ovunque ma non sa di esserlo come direbbe Franca Corradini.
I tentativi di dare una struttura -benché leggera- al Popolo Viola nato dalla Rete, ricorrendo agli schemi della democrazia delegata, dai coordinamenti ai gruppi di controllo, si sono rivelati fallimentari perché introducono elementi di paralisi o peggio ancora di "correntismo" tipici della modalità partitica. Il Popolo Viola non può essere un movimento formato partito nè viceversa. La sua natura era e deve rimanere quella di sensibilità diffusa e generalizzata, di innesco delle scintille che si producono per il superamento del berlusconismo e per il cambiamento nel Paese. In questo senso, Popolo Viola è chiunque promuova un'iniziativa o una manifestazione che interpreti questo spirito e questi obiettivi, sia esso un cittadino, un collettivo locale o un utente di Facebook: esattamente com'è avvenuto per il No Berlusconi Day.
Ed è attraverso Facebook che il 7 dicembre nasce il Popolo Viola e cioè il destinatario di quel grande patrimonio che il No Berlusconi Day ci aveva appena consegnato.
Facebook per il Popolo Viola non è una semplice piattaforma virtuale come qualcuno va affermando avventuristicamente. Per le sue caratteristiche, per la sua capacità pervasiva, Facebook (visto in chave politica) rappresenta per il popolo viola ciò che il vecchio radicamento (le sezioni, i circoli, le sedi decentrate) rappresentavano per le forme classiche di aggregazione politica: fonte di informazione, di scambio, di formazione politica e di costruzione di un pluralismo identitario. Facebook è "l'articolazione territoriale" del Popolo Viola nel paradigma della Rete. I gruppi locali, nati in fase di costruzione del No-B Day, sono uno strumento di traduzione operativa di una sensibilità che vive nella Rete, che trova sbocco nella nuova modalità molecolare (e non orizzontale che è concetto tipico del politicismo "di base"). I gruppi locali sono al servizio dei cittadini e non viceversa. Chi pensa di poter importare gli schemi partitici nella nuova modalità molecolare della Rete commette un grossolano errore di valutazione (o di sottovalutazione) ma soprattutto indica un percorso del tutto impraticabile. Sarebbe come voler alimentare una stufa a gas con la corrente elettrica.
In questo senso, il nostro percorso non può che avere i tratti di ciò che Manuel Castells definisce l’autocomunicazione di massa, la capacità moltiplicativa delle reti sociali attraverso cui oggi riusciamo a trasferire velocemente informazioni ad una platea ampia di cittadini, ad operare sintesi e ad innescare processi di mobilitazione in maniera piuttosto rapida. Perché il No Berlusconi Day nasce dal web? Perché sintetizza istantaneamente la reazione dei cittadini alla sentenza della Consulta sul Lodo Alfano. Cosa che le strutture classiche (esempio i partiti), in funzione della loro articolazione politica e organizzativa non possono fare. Abbiamo scritto un appello, abbiamo raccolto adesioni, spunti, proposte.
Abbiamo velocizzato i passaggi in un’ottica che è, appunto, di “condivisione e cooperazione tra pari” e freneticamente emendativa. La Rete è per sua natura costantemente autoemendativa, non consente previsioni di lungo periodo. E’ come il lavoratore a progetto in cerca di stabilità.
Inoltre, l’aspetto più innovativo di questa esperienza che oggi chiamiamo Popolo Viola, rispetto agli altri movimenti, è che il nostro non ha un leader, una figura che incarna eroicamente le istanze di cambiamento.
Questo movimento è un leader collettivo. E questo è, forse, il dato più innovativo e spiazzante e, allo stesso tempo, quello meno compreso e accettato (persino da chi si riconosce nel nostro popolo) da chi invoca figure di riferimento riconoscibili, visibili, "esposte" in un'ottica che è esattamente quella imposta dalla devastante tendenza alla personalizzazione della politica (facce e non contenuti: il berlusconismo) che si è affermata con più forza in Italia a partire dal 1994 con la nascita di Forza Italia e, prima, con l'elezione diretta dei sindaci.
Il Popolo Viola non è, al momento, un soggetto programmatico. E' l'incontro tra molteplici identità che si riconoscono in un'unica richiesta politica: il superamento del berlusconismo e l'affermazione della legalità costituzionale. Noi non ci occupiamo di tutti i problemi del nostro Paese: non siamo un partito o una confederazione sindacale. Noi ci preoccupiamo della deriva autoritaria del nostro Paese, dell’eccezione alla democrazia che Berlusconi rappresenta. Noi vogliamo che si ripristini un quadro nel quale i giocatori di una partita abbiano gli stessi strumenti e rispondano alle stesse regole e in cui tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge. I fatti degli ultimi giorni (Protezione Civile) ci dicono che la casta del malaffare (e i suoi effetti, primo tra tutti la corruzione) in Italia è fortemente insediata nel tessuto
politico, produttivo, civile e culturale del nostro Paese. I fatti degli ultimi giorni ci dicono pure che, a differenza del passato, la casta del malaffare si appresta a blindarsi dietro lo scudo dell'impunità. Il legittimo impedimento, il processo breve, il Lodo Alfano sono tasselli del medesimo mosaico, ossia la volontà di proteggersi, di dissociarsi dai vincoli costituzionali.
Il Popolo Viola (chiunque esso sia: un cittadino, un gruppo, San Precario o San Tommaso) deve, innanzitutto, depotenziare questo proposito. Se non lo fa, semplicemente, non esiste.
Se vi va parliamone
San Precario