domenica 28 febbraio 2010

Il Viola-Day colpisce nel segno e agita le schiere berlusconiane


C'è un'unità di misura che ci consente di valutare l'efficacia politica di una manifestazione come quella di ieri (riuscitissima in termini di partecipazione) in piazza del Popolo: gli editoriali di "Libero" (la manifestazione è stata "una carnevalata") e de "Il Giornale" (secondo cui la manifestazione è stata "un flop") e le dichiarazioni degli ascari berlusconiani (per Bocchino è "un fallimento"; per Capezzone c'era "troppo odio in piazza". Insomma, disperazione e nervosismo animano oggi le testate di Berlusconi e agitano le decine di spammer che tra ieri e stamattina hanno fatto capolino sulla bacheca Facebook del "Popolo Viola" per tentare di minimizzare o screditare quella che, per la gente del Popolo Viola, è stata una bella, necessaria e gioiosa iniziativa. Sono migliaia, infatti, i commenti di incoraggiamento o di gratitudine che i cittadini hanno postato sulla pagina del Popolo Viola nel corso della manifestazione e dopo; così come circa 4000 sono coloro che si sono iscritti nelle ultime ore. Questa è per noi la conferma che procediamo nella direzione giusta e che l'iniziativa di ieri era fortemente voluta dal nostro popolo.

La manifestazione di ieri ha rappresentato un grande salto di qualità per il Popolo Viola e si può considerare, sotto certi aspetti, persino più importante del No-B Day del 5 dicembre. Ecco perché:
1) E' stata la prima iniziativa di questa portata -in Italia- interamente autofinanziata attraverso il web e senza l'intervento economico o logistico dei partiti;
2) I temi originari (la giustizia, la legalità costituzionale) sono stati arricchiti da nuovi contenuti programmatici: la valorizzazione del lavoro (l'intervento dei precari) e dell'articolo 21 della Costituzione;
3) La piazza era autenticamente "Viola";
4) Ha suscitato l'interesse dei media stranieri (Bbc, Der Spiegel e altri) riqualificando l'immagine di un Paese che all'estero appare politicamente apatico.

La manifestazione di ieri ha dei protagonisti sconosciuti (ossia quelli che hanno curato la parte Facebook e Web) che occorre ringraziare: Paola Barbati, Stefania Uggeri, Gianni Rosa, Silvia Bartolini, Annalisa Chinni, Gianni Sissa, Simona Vivo, David Michelangelo, Giuseppe Macrì e Giovanna Paschero.

Grazie anche agli organizzatori di Roma, ai gruppi locali che hanno aderito, a tutti quelli che c'erano e a quelli - tantissimi- che avrebbero voluto esserci.

San Precario

lunedì 22 febbraio 2010

Aspettando "Viola", il No-B Day che nessuno vi ha raccontato


Faccio volentieri un po' di promozione a questo libro di Federico Mello, giornalista de "Il Fatto" -il quotidiano diretto da Antonio Padellaro- per il quale cura la rubrica "MondoWeb" . Mello è stato il primo giornalista italiano a capire la portata di quello che sarebbe diventato l'evento politico più significativo degli utlimi anni: Il "No Berlusconi Day". Il libro riporta le testimonianze dei protagonisti e i retroscena di questa straordinaria avventura, a partire dal giorno in cui è stata pensata fino alla sua materializzazione tra le strade di Roma, in quel caldo 5 dicembre 2009. Sulla copertina campeggia l'icona del No-B Day realizzata da Vacon Sartirani. Il titolo del libro, che uscirà il 2 marzo, non poteva che essere "Viola, l'incredibile storia della manifestazione che ha beffato Berlusconi". Prefazione di Marco Travaglio. Auguri Federico.

mercoledì 17 febbraio 2010

Il popolo viola secondo me (ossia un cittadino)


Vorrei avviare una discussione sul futuro del Popolo Viola e sulle prossime iniziative a partire dalla manifestazione del 27 febbraio contro il legittimo impedimento. Non mi soffermerò sull'importanza -che credo possa darsi per scontata- di questa prima scadenza ma sul metodo con cui è stata convocata che poi è lo stesso del No Berlusconi Day e dei sit-in del 30 gennaio a difesa della Costituzione ma anche di altre iniziative nate nel frattempo e che vedono il mio pieno sostegno: dal No Razzismo Day del 6 marzo al No Mafia Day del 13 marzo.

Penso di essere tra i massimi conoscitori del cosiddetto Popolo Viola, della sua genesi e del suo sviluppo politico, simbolico e organizzativo e se esiste un dato certo che questa esperienza offre a chi l'ha promossa è che il Popolo Viola senza Facebook non sarebbe mai nato. Senza Facebook, il 9 ottobre 2009 (ossia all'indomani della sentenza della Consulta sul Lodo Alfano), non avrei potuto lanciare quel messaggio virale che ci ha portati tutti in piazza il 5 dicembre: "Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi". Se c'è un pregio -solo uno- che mi riconosco in tutta questa vicenda è quello di aver saputo tradurre l'indignazione generale in quelle nove parole semplici, immediate, didascaliche che vivevano in quel momento nella pancia del Paese.

Il metodo, dunque, è stato quello di lanciare un segnale, un allarme, una proposta. E aspettare che fosse condiviso, sostenuto, partecipato. Nel caso contrario sarebbe morto lì, tra i pochi post di una pagina Facebook senza storia e senza futuro come ce ne sono tante.
Ho lanciato quel messaggio senza consultare nessuno, spinto semplicemente da un moto della mia coscienza ed esercitando il mio diritto costituzionale a partecipare alla vita politica del Paese. L'ho fatto da cittadino libero e nel modo che ho ritenuto in quel momento più incisivo, nell'unico modo che avevo: attraverso Facebook. Da lì il 5 dicembre.

Il 5 dicembre rimane il più bel fotogramma di quella sensibilità collettiva che oggi chiamiamo Popolo Viola. Quella giornata è riuscita a tradurre in istanza e in movimento reale, quell'intelligenza collettiva generata dall'autorganizzazione molecolare della Rete. Questo fotogramma non riesce ancora a trovare una cornice che riesca ad esaltarne le potenzialità storiche. Insomma, il popolo viola è ovunque ma non sa di esserlo come direbbe Franca Corradini.

I tentativi di dare una struttura -benché leggera- al Popolo Viola nato dalla Rete, ricorrendo agli schemi della democrazia delegata, dai coordinamenti ai gruppi di controllo, si sono rivelati fallimentari perché introducono elementi di paralisi o peggio ancora di "correntismo" tipici della modalità partitica. Il Popolo Viola non può essere un movimento formato partito nè viceversa. La sua natura era e deve rimanere quella di sensibilità diffusa e generalizzata, di innesco delle scintille che si producono per il superamento del berlusconismo e per il cambiamento nel Paese. In questo senso, Popolo Viola è chiunque promuova un'iniziativa o una manifestazione che interpreti questo spirito e questi obiettivi, sia esso un cittadino, un collettivo locale o un utente di Facebook: esattamente com'è avvenuto per il No Berlusconi Day.

Ed è attraverso Facebook che il 7 dicembre nasce il Popolo Viola e cioè il destinatario di quel grande patrimonio che il No Berlusconi Day ci aveva appena consegnato.
Facebook per il Popolo Viola non è una semplice piattaforma virtuale come qualcuno va affermando avventuristicamente. Per le sue caratteristiche, per la sua capacità pervasiva, Facebook (visto in chave politica) rappresenta per il popolo viola ciò che il vecchio radicamento (le sezioni, i circoli, le sedi decentrate) rappresentavano per le forme classiche di aggregazione politica: fonte di informazione, di scambio, di formazione politica e di costruzione di un pluralismo identitario. Facebook è "l'articolazione territoriale" del Popolo Viola nel paradigma della Rete. I gruppi locali, nati in fase di costruzione del No-B Day, sono uno strumento di traduzione operativa di una sensibilità che vive nella Rete, che trova sbocco nella nuova modalità molecolare (e non orizzontale che è concetto tipico del politicismo "di base"). I gruppi locali sono al servizio dei cittadini e non viceversa. Chi pensa di poter importare gli schemi partitici nella nuova modalità molecolare della Rete commette un grossolano errore di valutazione (o di sottovalutazione) ma soprattutto indica un percorso del tutto impraticabile. Sarebbe come voler alimentare una stufa a gas con la corrente elettrica.

In questo senso, il nostro percorso non può che avere i tratti di ciò che Manuel Castells definisce l’autocomunicazione di massa, la capacità moltiplicativa delle reti sociali attraverso cui oggi riusciamo a trasferire velocemente informazioni ad una platea ampia di cittadini, ad operare sintesi e ad innescare processi di mobilitazione in maniera piuttosto rapida. Perché il No Berlusconi Day nasce dal web? Perché sintetizza istantaneamente la reazione dei cittadini alla sentenza della Consulta sul Lodo Alfano. Cosa che le strutture classiche (esempio i partiti), in funzione della loro articolazione politica e organizzativa non possono fare. Abbiamo scritto un appello, abbiamo raccolto adesioni, spunti, proposte. Abbiamo velocizzato i passaggi in un’ottica che è, appunto, di “condivisione e cooperazione tra pari” e freneticamente emendativa. La Rete è per sua natura costantemente autoemendativa, non consente previsioni di lungo periodo. E’ come il lavoratore a progetto in cerca di stabilità.

Inoltre, l’aspetto più innovativo di questa esperienza che oggi chiamiamo Popolo Viola, rispetto agli altri movimenti, è che il nostro non ha un leader, una figura che incarna eroicamente le istanze di cambiamento. Questo movimento è un leader collettivo. E questo è, forse, il dato più innovativo e spiazzante e, allo stesso tempo, quello meno compreso e accettato (persino da chi si riconosce nel nostro popolo) da chi invoca figure di riferimento riconoscibili, visibili, "esposte" in un'ottica che è esattamente quella imposta dalla devastante tendenza alla personalizzazione della politica (facce e non contenuti: il berlusconismo) che si è affermata con più forza in Italia a partire dal 1994 con la nascita di Forza Italia e, prima, con l'elezione diretta dei sindaci.

Il Popolo Viola non è, al momento, un soggetto programmatico. E' l'incontro tra molteplici identità che si riconoscono in un'unica richiesta politica: il superamento del berlusconismo e l'affermazione della legalità costituzionale. Noi non ci occupiamo di tutti i problemi del nostro Paese: non siamo un partito o una confederazione sindacale. Noi ci preoccupiamo della deriva autoritaria del nostro Paese, dell’eccezione alla democrazia che Berlusconi rappresenta. Noi vogliamo che si ripristini un quadro nel quale i giocatori di una partita abbiano gli stessi strumenti e rispondano alle stesse regole e in cui tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge. I fatti degli ultimi giorni (Protezione Civile) ci dicono che la casta del malaffare (e i suoi effetti, primo tra tutti la corruzione) in Italia è fortemente insediata nel tessuto politico, produttivo, civile e culturale del nostro Paese. I fatti degli ultimi giorni ci dicono pure che, a differenza del passato, la casta del malaffare si appresta a blindarsi dietro lo scudo dell'impunità. Il legittimo impedimento, il processo breve, il Lodo Alfano sono tasselli del medesimo mosaico, ossia la volontà di proteggersi, di dissociarsi dai vincoli costituzionali.

Il Popolo Viola (chiunque esso sia: un cittadino, un gruppo, San Precario o San Tommaso) deve, innanzitutto, depotenziare questo proposito. Se non lo fa, semplicemente, non esiste.

Se vi va parliamone

San Precario


lunedì 15 febbraio 2010

La Rete sfida Mediaset: "Spegniamo il megafono del berlusconismo"


Mancano appena venti giorni ma la sfida, lanciata da alcuni utenti di Facebook, si annuncia interessante. Parola d'ordine? Spegnere Mediaset per una settimana, dal primo al 7 marzo, mandare in malora Grandi Fratelli e Marie De Filippi e con loro le entrate pubblicitarie dell'azienda del premier o, come la definiscono gli organizzatori, "il megafono del berlusconismo". Un braccio di ferro, quello tra Facebook e Mediaset, che riprende le grandi campagne degli anni '90 che, promosse da "Boicotta il Biscione", riuscirono a ridurre fino al 5% gli introiti pubblicitari. Già qualche migliaio gli iscritti alla pagina "1-7 marzo, una settimana senza Mediaset" ma i numeri tendono a salire così come anche l'entusiasmo che l'iniziativa comincia a riscuotere nel social network. E se per l'iscritta Marcella Menna non occorre "nessuno sforzo per non guardare il nulla" per Veronica Urban invece "non sarà facile (tutti i programmi che guardo sono su mediaset - vedi: simpson, griffin, film in prima serata ecc- ) ma ci proverò! l'idea mi piace un sacco!" Per gli organizzatori questa sfida potrebbe "come per il No Berlusconi Day, tradursi in una grande mobilitazione di massa". La sfida è aperta. Il 7 marzo conosceremo il risultato. Questo blog, intanto, aderisce all'iniziativa.

La pagina Facebook dell'iniziativa

sabato 13 febbraio 2010

Su Facebook Berlusconi battuto dal pomodoro e adesso il maialino sfida Bossi


Può un pomodoro avere più fan di Silvio Berlusconi? E un maialino concorrere per guadagnare più consenso di Umberto Bossi? Su Facebook sì a giudicare dall'enorme numero di utenti che continuano ad iscriversi alle pagine fan dei più temibili avversari politici dei nostri uomini di governo. E mentre la pagina madre, il cui titolo è "Questo pomodoro avrà più fan di Berlusconi" ha già sbancato con i suoi oltre 220.000 iscritti surclassando il premier che ne ha "appena" 201.000, adesso tocca al maialino superare Umberto Bossi che conta al momento 62.000 fan. Nata solo oggi, la pagina del maialino ha già migliaia di iscritti in poche ore. Lo slogan più ricorrente pubblicato dagli utenti? "Del porco non si butta niente, di Bossi tutto". E sulla scia di queste pagine, altre ne stanno nascendo, da "Quest'Ipod Nano avrà più fan di Renato Brunetta" a "Questo finocchio avrà più fan di Gasparri" per finire a "Questo panino al lampredotto avrà più fan di Roberto Castelli". Su Facebook, pare, non vi sia partita. E nella realtà?

La pagina del pomodoro

La pagina del maialino

La pagina del finocchio

mercoledì 10 febbraio 2010

INCREDIBILE/ Facebook minaccia la pagina antimafia

Mentre su Facebook impazzano pagine di ogni tipo e non ultime quelle dedicate ai boss mafiosi i gestori del più importante social network minacciano, per la prima volta nella storia di Facebook Italia, la chiusura della pagina del No Mafia Day, la manifestazione che si terrà il 13 marzo a Reggio Calabria. La minaccia è frutto delle segnalazioni di chi pensa che la manifestazione contro le mafie sia un problema. Non è il caso che il mondo politico intervenga?


Questo il link della pagina: http://www.facebook.com/pages/Reggio-Di-Calabria-Italy/NO-MAFIA-DAY/249251327235?ref=search&sid=100000332997255.1589049485..1

lunedì 8 febbraio 2010

L'intervista/ Facebook, quando una pagina diventa notizia


Oltre 16.000 apprezzament che si aggiungono ai quasi 500 commenti allo status più cliccato (nella foto) della storia della pagina del Popolo Viola del 1° febbraio: "Chi vuol vedere Berlusconi in tribunale clicchi su "mi piace". Nella prima ora erano già 10.000 Significa qualcosa? Lo abbiamo chiesto a Fabio Chiusi, blogger, esperto di social networking, tra i più grandi conoscitori delle dinamiche Facebook che a questo status ha dedicato l'apertura del suo blog "Il Nichilista".


Qualche mattina fa hai aprto il tuo blog con la foto dell'ultimo status del Popolo Viola: 10.000 click in un'ora. Che significa? Perché lo consideri una notizia?


Lo considero una notizia prima di tutto perché rappresenta un esempio efficacissimo delle potenzialità del social networking, e di Facebook in particolare. Quale altro strumento consente un simile numero di interazioni (pur se limitate a un pollice in su) in un così breve lasso di tempo? In secondo luogo, è una notizia perché quei diecimila click forniscono un potente segnale contrario all'idea dominante che gli italiani siano indifferenti alla politica. Un concetto che di certo fa comodo a chi ha tutto l'interesse a mantenere l'attività governativa (quella parlamentare è ormai, di fatto, esautorata) entro "segrete stanze", e che in particolare giova a buona parte dell'informazione tradizionale, che così può permettersi, come ha fatto il Tg1 ieri sera, di parlare dei "cappottini" di lusso per cani infreddoliti invece di affrontare l'opportunità di ritornare al nucleare, l'assordante silenzio da parte del governo in tema di diritti civili o il contrasto (nullo) dell'emergenza disturbi alimentari. Ecco, quei diecimila click fanno intuire che a qualcuno la politica sta ancora a cuore. Poi naturalmente si apre la questione se si tratti o meno di una nozione di politica che si traduce in un semplice "no" a Berlusconi o in qualcosa di più articolato.


Nel tuo post giudichi gli oltre 10.000 click a quello status un risultato inedito "se non altro in termini di potenziale". Dal tuo osservatorio di analista di Facebook riscontri frequentemente fenomeni di questo tipo?


No, soprattutto limitandosi a considerare il rapporto tra Facebook e la politica italiana. Trovo paradossale che i maggiori quotidiani nazionali abbiano considerato una notizia i quattro iscritti al gruppo "Susanna Maiolo ti devi vergognare" (Corriere della Sera, 25 dicembre 2009) o le poche centinaia (in maggioranza "troll") che si divertono a creare pagine per augurarsi la morte di questo o quel politico, ma non si siano accorti di ciò che è avvenuto e sta avvenendo sulla pagina del Popolo Viola. Penso che ciò riveli una sostanziale mancanza di comprensione da parte di alcuni giornalisti "tradizionali" (sempre meno, per fortuna) di uno strumento, Facebook, di cui tuttavia non riescono a fare a meno di parlare. Soprattutto trovo che manchi una comprensione delle potenzialità del social networking, che vanno ben oltre una fisiologica espressione dell'idiozia umana. Penso alla capacità di Facebook di mettere in dialogo numeri esorbitanti di persone, farle riflettere e avere accesso a conversazioni dirette con i protagonisti della politica e dell'informazione, che frequentano sempre più e sempre meglio i social network e gli stimoli in essi contenuti. Come sempre, sta a noi farne un uso responsabile, usarli per stimolare il dibattito tra persone a cui, pur con pareri diversi, sta a cuore il bene comune e non arruolare partigiani nella guerra contro l'altro (i berlusconiani, gli immigrati, i musulmani, i comunisti etc.). Il Popolo Viola ha questa grande opportunità: rendersi protagonista di una nuova stagione di consapevolezza e partecipazione politica improntata su argomenti, fatti, opinioni ragionate. Per questo motivo non può permettersi, a mio avviso, di appiattirsi sull'antiberlusconismo, per quanto legittimo. Serrare le fila non è l'uso migliore che si può fare di Facebook, anche se quei diecimila click in un certo modo dimostrano che è il più facile.


Sarebbe stato possibile in No Berlusconi Day senza Facebook? E quanto conta la pagina del Popolo Viola per lo sviluppo del movimento reale?


Penso che per rispondere correttamente a questa domanda ci sia bisogno di una esperienza diretta nell'organizzazione del No Berlusconi Day e in quella di eventi precedenti (ad esempio, l'esperienza più volte citata dei "girotondi"), che io non possiedo. Tuttavia posso esprimere ciò che ho percepito in qualità di osservatore. Da più parti si è fatto notare come l'unicità dell'evento del 5 dicembre sia stata la auto-organizzazione, la "orizzontalità" di un movimento fatto al contempo di soli leaders e di nessun leader; un concetto "romantico" ma che ha suscitato tante polemiche (e strumentalizzazioni, vedi il dibattito manifestazione apartitica-manifestazione di Di Pietro) fuori e dentro la rete. Non ho gli strumenti per giudicare la buona fede di chi polemizza in tal senso né per conoscere a fondo la bontà dei loro argomenti, ma mi sento di poter affermare in ogni caso che è indubbio che Facebook abbia giocato un ruolo decisivo per la riuscita del No Berlusconi Day. Prima di tutto perché ha permesso a moltissimi giovani, riconoscendosi nell'iniziativa pubblicizzata sul social network, di esprimere un disagio profondo nei confronti del Presidente del Consiglio che, se represso, avrebbe potuto sfociare (allora sì) in qualcosa di più che un sano e democratico dissenso; dubito che i canali tradizionali della politica avrebbero potuto raccoglierne le istanze con un simile successo. E lo ha fatto non soltanto portandole in piazza, ma anche dando loro voce quotidianamente, e instaurando quei meccanismi di partecipazione e interazione politica di cui si è detto sopra. In secondo luogo, perché ha fornito un modo gratuito, semplice e istantaneo di coordinamento degli sforzi locali, fatti sul territorio (penso ai gazebo, alle riunioni dei comitati pubblicizzate e poi rese pubbliche sulle pagine dei singoli gruppi e su quella del gruppo nazionale) che di certo Facebook non può e non vuole sostituire, ma semplicemente agevolare. In questo senso la pagina del Popolo Viola ha avuto ed ha una importanza capitale per la sopravvivenza del movimento, a mio avviso, dato che gioca un fondamentale ruolo di coordinazione all'interno di uno strumento che per sua natura è dispersivo, e funziona probabilmente meglio quando gli sforzi si concentrino intorno a un obiettivo preciso (ad esempio, una manifestazione di piazza) rispetto al caso in cui si debba concertare un programma politico o una linea complessiva d'intervento. Indispensabile dunque la pagina nazionale, ma anche una attribuzione meno diffusa delle responsabilità (non uso volutamente la parola "potere", anche se probabilmente è più adatta) per concertare iniziative meno episodiche e più simili a vere e proprie proposte. Mi piacerebbe che il Popolo Viola fosse capace di andare oltre le "viol@zioni" e che provasse a mettere alla prova i limiti di Facebook, trasformandolo in un laboratorio di iniziative politiche vere e proprie. Il che non significa farne un partito, ma mutare da valvola di sfogo a collettore di idee positive e di confronto. E' in questo delicato passaggio che si gioca la possibilità del social network di incidere davvero sulla vita politica del Paese.


Il blog di Fabio Chiusi: http://ilnichilista.wordpress.com/

martedì 2 febbraio 2010

Berlusconi clona i consensi nell'album "Noi amiano Silvio". Ecco le prove!

Per la prima volta su un blog, grazie al lavoro di Vacon Sartirani, le prove che il consenso di Berlusconi, vantato sull'album "Noi amiamo Silvio", è taroccato

La seconda foto dell'album "Noi amiamo Silvio" dimostra nettamente come, forse, ad amarlo di più sia stato il ritoccatore fotografico. Da notare il mazzo di fiori fasullo come neanche nelle olegrafie apologetiche di Kim Jong-Il, ma soprattutto il consenso "clonato" da sinistra a destra, come i famigerati carri armati di Mussoliniana memoria... Che dire? Penoso.

Foto e commento di Vacon Sartirani

ecco il file ad alta risoluzione:

http://twitpic.com/110rn5/full

La notizia è rimbalzata su:
Adobe Disasters: http://photoshopdisasters.blogspot.com/2010/02/silvio-berlusconi.html
Corriere della Sera: http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_02/libro-berlusconi-foto-ritoccata_70d1b068-1018-11df-9603-00144f02aabe.shtml
La Stampa: http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=9&IDalbum=23881&tipo=FOTOGALLERY
Attivissimo: http://attivissimo.blogspot.com/
Piovono Rane: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/02/come-kim-jong-il/#comments
Vita digitale: http://vitadigitale.corriere.it/2010/02/photoshop_al_potere.html

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