lunedì 3 agosto 2009

Diario di un precario - Quello sporco centesimo


Venerdì 31 luglio 2009
Oggi ho trovato il coraggio di mettere le mani in tasca: quattro euri e settanta in tutto, più quel maledetto pezzo da un centesimo che mi porto dietro da due mesi: secondo me porta sfiga, devo liberarmene. L'ho avuto in resto da quel pidocchioso del fruttivendolo, un pomeriggio di maggio che m'ero deciso di comprare un po' di contorno per sera. Mezzo chilo di pomodorino, grammo più grammo meno, da accompagnare al solito tonno dell'hard discount. Una vera schifezza, nel complesso, ma quel tocco di rosso nel piatto mi rende euforico. Quattro euri e settantuno centesimi e un'estate davanti. Il palazzo è deserto dopo la partenza dei Morandi, gli inquilini del primo piano. Nel pomeriggio, rientrando a casa,li ho incrociati nel cortile e ho chiesto loro dove andassero in vacanza. "Ma niente di che, due settimane in campeggio tra Puglia e Calabria", mi ha risposto il Morandi infilando una tenda nel cofano. Poveracci, quasi mi fanno pena. Come quegli altri del terzo piano, i Rocchi. L'altra mattina li becco all'uscita dell'ascensore, scortati da un paio di trolley possenti: "Quest'anno ci è andata male, la crisi si sente!". Embè? Dove andate in vacanza? "Parsimonia, mio caro, parsimonia: sfumata l'America, si va in Portogallo. Vacanza low cost!". Mi viene in mente il mare mentre allineo le monete sul tavolo come fossero le fiches di un giocatore che si appresta a fare l'ultima puntata. Chiudo gli occhi e sono al casinò di Montecarlo, davanti alla roulette: punto tutto sul rosso, senza esitazione. O la va o la spacca. La roulette continua a girare da un pezzo e quando mi sveglio è già il tramonto e le monete sono ancora allineate sul tavolo. Quattro euri e settantuno centesimi, non si scappa. Decido di uscire, c'è caldo, ho bisogno d'aria, di spazi grandi, aperti. Cammino per una buona mezz'ora e alla fine raggiungo la piazza e mi siedo ai bordi della fontana illuminata. Attorno a me nessuno, silenzio. Metto le mani in tasca e cerco il centesimo, il pezzo più piccolo. Chiudo gli occhi, dando le spalle a Fontana di Trevi, e lancio la monetina. Il mio desiderio? E' sempre lo stesso ma lo formulo chiaramente per non rischiare che non si avveri: voglio un lavoro. Poi riapro gli occhi e Fontana di Trevi non c'è più. In compenso, il mio centesimo brilla come una stella cadente sulla base della fontana. Vado via col cuore alleggerito al pari della mia tasca. Quanti altri desideri posso esprimere con quattro euri e settantacentesimi.

1 commento:

  1. Complimenti per il racconto: semplice e toccante!

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