sabato 24 ottobre 2009

"Killer" su Facebook, Feltri insiste: "Hanno ucciso virtualmente un quindicenne"

Gli "assassini" di Facebook colpiscono ancora: è questo il senso della nuova bufala di Feltri. Questa volta la vittima sarebbe un quindicenne, entrato nel mirino dei "serial killer" per aver difeso il premier sul gruppo "Uccidiamo Berlusconi". A darne notizia è "Il Giornale" dello stesso Berlusconi in un articolo pubblicato oggi a pagina 15: "Difende Silvio, ragazzino minacciato di morte". Il ragazzino in questione, racconta "Il Giornale" si chiama Roberto e la sua testimonianza è apparentemente agghiacciante: "Ho dato un'occhiata (al gruppo "Uccidiamo Berlusconi" che per la cronaca non esiste più da due giorni avendo cambiato titolo ndr), era catalogato come gruppo di svago, non avrei mai pensato una cosa simile. Ho visto i messaggi di insulti al presidente e uno aveva persino elaborato un piano di attacco a Palazzo Grazioli stile presa della Bastiglia". Pare un ragazzo sveglio, il quindicenne Roberto, rispettoso delle istituzioni ("il presidente"), fine conoscitore della Rivoluzione Francese ("la presa della Bastiglia") e delle residenze del premier ("Palazzo Grazioli"). Un enfant prodige, insomma, che però - precisa l'articolo de "Il Giornale"- "non fa politica, non è iscritto ad alcun partito, del resto è ancora troppo giovane". Non fa politica il fantomatico Roberto anche se, però, tra una citazione dei "Vangeli" e una presa di posizione a favore della Santanché (anch'essa intervenuta nel gruppo "Uccidiamo Berlusconi") trova prioritario scrivere a "Il Giornale" per denunciare le gravi minacce di morte subite dai fanatici del gruppo Facebook. Sì, perché il quindicenne è tosto: mica va a riferire le minacce alla mamma o alle forze dell'ordine. No, le racconta a Feltri con queste parole: "Ho scritto questa frase: fate tanto i campioni della democrazia -scrive Roberto sul gruppo-e poi volete ammazzare un uomo che è pure presidente del Consiglio, chi è senza peccato scagli la prima pietra". Una frase liberale insomma, quasi montanelliana che - racconta Roberto- scatena la furia omicida dei "killer": "Ho scritto questo pensiero, ho spento il pc, l'ho riaperto mezz'ora dopo e ho trovato centinaia di messaggi". E che messaggi: "Faccione di c... ti scuoio, ti vengo a cercare sotto casa brutto bastardo". Tanto basta a mettere in allarme Roberto. Già, perché "per i meccanismi di Facebook possono arrivare con facilità anche alla città in cui vive, al suo telefonino, al suo indirizzo". Adesso Roberto è spaventato ma "non vuole modificare la sua vita". Ha ricevuto la solidarietà di tanti amici cui ha raccontato l'episodio ma la sua vita è cambiata perché "almeno per ora ha dovuto modificare i suoi dati personali di Facebook". Una tragedia che "Il Giornale" chiarisce efficaciemente con questa conclusione: "Il gruppo anti-premier, virtualmente, lo ha ucciso davvero". A domani con un'altra fantastica storia!


Il link del "No Berlusconi Day" contro cui in realtà agisce Feltri: http://www.facebook.com/home.php?#/no.berlusconi.day?ref=ts&__a=1&_fb_iframe_path=%2Fno.berlusconi.day

venerdì 23 ottobre 2009

Quella manifestazione che fa tremare Silvio

Proveranno ancora ad attaccare Facebook da qui al 5 dicembre. E, forse, tenteranno altre strade se è vero, come tanti segnali più o meno chiari lasciano pensare, che il vero obiettivo di Berlusconi e dei suoi dipendenti è quello di impedire o depotenziare il "No Berlusconi Day", la "rivoluzione viola" (democratica, pacifica, silenziosa) nata per iniziativa di un gruppo di blogger democratici proprio su Facebook. Insomma, la manifestazione del 5 dicembre non s'ha da fare. Ripercorriamo con ordine la cronologia degli eventi. All'indomani della sentenza della Consulta sull'ex Lodo Alfano, ossia il 9 ottobre, nasce su Facebook il gruppo che convoca la manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi: migliaia di iscritti in poche ore. In men che non si dica il Tg4 di Emilio Fede parte all'attacco del social network proponendo un sondaggio (a pagamento) tra i propri telespettatori: "Secondo voi Facebook andrebbe chiuso?". Ma che domande: il 78% dei sondaggiati paganti risponde di sì, andrebbe chiuso. E perché? Semplice, secondo Fede, Facebook istigherebbe al suicidio. E come si spiegherebbe sennò, sempre secondo Fede, la tragedia del 15enne di Napoli, Carlo D’Unzo, che si è tolto la vita dopo aver annunciato il suicidio tre giorni prima su Facebook? Qualche giorno dopo, il 14 ottobre, "Il Giornale" di Berlusconi tira fuori la storia di un iscritto al Pd di Modena, il 22enne Matteo Mezzadri, che sul proprio status di Facebook si interroga su come sia possibile "che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi". Orrore! Un'espressione infelice che dà il via alla campagna di Feltri sugli "aspiranti killer" del web, paginate di allarmismi che tendono ad affermare una tesi: Berlusconi è in pericolo, troppa gente lo vuole morto. Per esempio, le "Brigate combattenti" che fanno pervenire una lettera (il 16 ottobre) alla redazione del Riformista, in cui si minaccia ancora una volta Berlusconi: "La sentenza sarà inevitabile". Ovviamente una lettera tarocca, "inattendibile" secondo gli investigatori, il "delirio di un matto" secondo Fini anch'esso minacciato dalle inesistenti "Brigate Combattenti". Nel frattempo, il gruppo Facebook che chiede le dimissioni di Berlusconi tocca i 50.000 iscritti. A quel punto interviene il sindaco di Roma, Alemanno, sguainando la spada di un'ordinanza che limita fortemente il diritto a manifestare per le strade della Capitale. Passano due giorni e a rivitalizzare l'allarme sicurezza per il Premier ci pensa ancora una volta "Il Giornale" che scopre "casualmente" su Facebook l'esistenza di un covo di "aspiranti killer", ben 11.000, che si riunisce nel gruppo "Uccidiamo Berlusconi": una pagina nata nell'ottobre del 2008 e che diventa, improvvisamente, la suprema minaccia all'incolumità di Berlusconi. Intervegnono ben tre ministri. Angelino Alfano: "Chi inneggia all'odio commette un reato penale". Roberto Maroni: "Stop alla pagina anti-Berlusconi. Non esiste un paese al mondo dove qualcuno può scrivere su un sito uccidiamo il premier". Franco Frattini: "Sono costernato, sembra un ritorno agli anni di piombo". Sono costernati al punto che, mentre la Procura apre un'indagine, i ministri scrivono a Palo Alto per chiedere l'immediata chiusura della pagina (che non è stata rimossa ma ha soltanto cambiato nome). Immediata la reazione del Pd che per bocca del suo segretario, Dario Franceschini, rivendica la par condicio del delirio: "Anche noi siamo stati minacciati su Facebook" mica solo Berlusconi. In realtà, la lista dei minacciati su Facebook è lunga e va da Marco Travaglio a Federico Moccia, da Virgola a Chuck Norris. Resta il fatto che, nel frattempo, il gruppo che chiede le dimissioni di Berlusconi tocca quota 90.000 iscritti, fonda comitati locali in ogni parte d'Italia e del mondo, richiama le attenzioni della stampa internazionale. Insomma, è pericoloso. Per questo c'è chi comincia a pensare che c'è da aspettarsi nuove offensive. Quali? "Lo scopriremo solo vivendo -spiegano gli organizzatori del No Berlusconi Day-. C'è da augurarsi soltanto che non si ispirino a pratiche di un cupo passato che sono esattamente quelle che la "Rivoluzione Viola" si propone di superare per dare finalmente vita ad un Paese migliore e più moderno, ad un'Italia deberlusconizzata."

Ci vediamo tutti sabato 5 dicembre, ore 14 in Piazza della Repubblica (Roma)
Il link della manifestazione: http://www.facebook.com/home.php?#/no.berlusconi.day?ref=ts
Il volantino: http://www.mediafire.com/?vt0yydtlny5
La mail del comitato: noberlusconiday@hotmail.it

venerdì 16 ottobre 2009

Il 5 dicembre tutti a Roma per dire: "Berlusconi dimettiti"


Il comitato "No Berlusconi Day", nato su Facebook per iniziativa di un gruppo di blogger democratici, indice per il prossimo 5 dicembre, a Roma, una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Ber...lusconi.
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Per aderire alla manifestazione nazionale il link all'evento è il seguente:
http://www.facebook.com/event.php?eid=152071197038&ref=ts

Per contattare il comitato potete scrivere all'indirizzo e-mail: noberlusconiday@hotmail.it

Per comunicare o proporre iniziative locali e nazionali di sostegno e rimanere aggiornati sullo sviluppo dell'iniziativa iscrivetevi alla pagina Facebook del comitato:
http://www.facebook.com/pages/Una-manifestazione-nazionale-per-chiedere-le-dimissioni-di-Berlusconi/149702514283?ref=search&sid=1392606809.846880489..1

IL TESTO DELL'APPELLO
A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto "Fair Play" di alcuni settori dell'opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali -come ribadito in questi giorni dalla stampa estera ce definisce la nostra "una dittatura"- e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell'ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell'Utri.

Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte.

Il Comitato No Berlusconi Day

martedì 4 agosto 2009

Io che spaccavo le montagne adesso ho paura. Una storia di ordinaria precarietà


Quando succede alla mia età può essere devastante, può cambiarti la vita: è una cosa che non auguro a nessuno. Ti può buttare in un attimo sulla strada o, letteralmente, sotto un ponte.Ormai sono alcuni anni che mangio pane e precariato e sono pure invalido civile: avrei diritto ad un reddito. Però, ormai, si sa che coi diritti si fa poco, in questi nostri tempi, quasi niente. Il mercato del lavoro è cambiato e (guarda, guarda) anche per gli invalidi si è inserita la possibilità del tempo determinato, del contratto a termine. Giusto, evviva l’eguaglianza. Certamente, uno si aspetta che a 54 anni sia tutta discesa, che le carte siano già giocata e senza dubbio qualche cosa l’ho sbagliata anch’io se sono qui senza neanche un asso. Però io non chiedevo molto -dopo che da artigiano mi son trovato senza più nulla, sette anni fa- ma solo di lavorare e di mantenere la mia famiglia. Adattati, direte voi: l’ho anche fatto finché ho potuto. Per capirci ,la vita non me la sono persa al gioco o in macchine di lusso: io lavoravo 14 ore al giorno. Mi è andata male, si dice, ma a quel punto io chiedevo solo di lavorare dignitosamente. Nelle cooperative, quelle farlocche, quelle che si sono inventati i grandi corrieri per fare il lavoro sporco non c’è dignità ma solo insulti e pochi soldi ma a me andava bene e lavoravo. Adesso, però, non posso più, sono limitato nella capacità di reggere alla fatica, io che spaccavo le montagne. Possibile che per me non ci sia più niente? Scivolo lentamente, giorno per giorno, sempre più marginale, sempre più fuori del giro. Senza ammortizzatori perché ho lavorato in cooperativa o a termine. Solo, forse (e sottolineo forse), la disoccupazione a termini ridotti: un’elemosina. Adesso, sono tre mesi che non entra neanche un euro e, prima dell’ultimo tempo determinato di otto mesi, erano due anni. Mia moglie si sta spaccando dalla fatica e non ci crede più: “ Hai 54 anni” dice “ ora che usciamo da questa crisi ne avrai 55/56…chi ti prende più ”. Io no so cosa risponderle. Mi vien da dire che non capisco che senso abbia proporsi di allungare la vita lavorativa sino a 300 anni se poi a 50 sei già come morto. La cosa più brutta e che non sai , esattamente, cosa possa succederti ed hai paura. E non mi piace aver paura.


Una testimonianza di Giandiego Marigo

La cassa è vuota? Il Comune gioca al SuperEnalotto


Un jackpot da 116 milioni di euro fa gola a tutti e anche alla giunta comunale di Ficarra, un piccolo comune di 1.700 abitanti, situato sui Nebrodi, in provincia di Messina, che ha deliberato una giocata per ‘risanare le casse comunali’. Le casse del Comune sono vuote e allora all’amministrazione comunale non resta che gettarsi nella frenetica mischia del SuperEnalotto. La giunta, guidata dal sindaco del Partito Democratico Basilio Ridolfo, ha deciso di prelevare dalle già esigue indennità che spettano agli assessori, 115 euro per tentare la fortuna. L’iniziativa è stata formalizzata in una delibera di giunta in cui si specifica che metà dell’eventuale vincita sarà utilizzata per realizzare progetti già in fase di ideazione e il resto verrà distribuito equamente tra i cittadini che risultano residenti a Ficarra fino al 30 giugno.
”I numeri li abbiamo scelti smorfiando le date della festa patronale in onore della Madonna dell’Assunta che si celebra oggi – spiega il Sindaco Ridolfo – e quindi speriamo nella nostra protettrice per sbancare il SuperEnalotto. Visto che i finanziamenti dello Stato non arrivano, speriamo almeno nella buona sorte”.

lunedì 3 agosto 2009

Bufera sulla Pax, la banca cattolica che investe in armi e anticoncezionali


La chiesa cattolica si batte strenuamente da anni contro la guerra, contro l'uso della pillola anticoncezionale e per la salute dei cittadini, eppure il giornale Der Spiegel ha scoperto che la banca tedesca Pax ha investito migliaia di euro in società che vanno contro la sua stessa etica. In particolare, 580mila euro in azioni della "Bae Systems", società inglese produttrice di armi, 160mila euro nella pillola contraccettiva Wyeth e 870mila euro in partecipazioni in società di tabacco. La banca si è scusata per il comportamento "non conforme a standard etici". La Pax promuoveva gli investimenti in fondi etici, specialmente dichiarando l'esatto contrario ossia di evitare investimenti in società produttrici di armi e tabacco perchè non consoni a una organizzazione la cui azione è ispirata alla fede cattolica. La Chiesa condanna la contraccezione dal 1968 e l'uso della pillola contraccettiva è considerata un "grave peccato".Un rappresentante della Pax Bank ha dichiarato che i loro errori verranno corretti immediatamente senza alcuna conseguenza pregiudizievole per i nostri clienti, in quanto sfortunatamente tali investimenti sono sfuggiti ai controlli interni, e ha ringraziato il giornalista tedesco di Der Spiegel per aver sollevato la questione.


da Peacereporter.net


Diario di un precario - Quello sporco centesimo


Venerdì 31 luglio 2009
Oggi ho trovato il coraggio di mettere le mani in tasca: quattro euri e settanta in tutto, più quel maledetto pezzo da un centesimo che mi porto dietro da due mesi: secondo me porta sfiga, devo liberarmene. L'ho avuto in resto da quel pidocchioso del fruttivendolo, un pomeriggio di maggio che m'ero deciso di comprare un po' di contorno per sera. Mezzo chilo di pomodorino, grammo più grammo meno, da accompagnare al solito tonno dell'hard discount. Una vera schifezza, nel complesso, ma quel tocco di rosso nel piatto mi rende euforico. Quattro euri e settantuno centesimi e un'estate davanti. Il palazzo è deserto dopo la partenza dei Morandi, gli inquilini del primo piano. Nel pomeriggio, rientrando a casa,li ho incrociati nel cortile e ho chiesto loro dove andassero in vacanza. "Ma niente di che, due settimane in campeggio tra Puglia e Calabria", mi ha risposto il Morandi infilando una tenda nel cofano. Poveracci, quasi mi fanno pena. Come quegli altri del terzo piano, i Rocchi. L'altra mattina li becco all'uscita dell'ascensore, scortati da un paio di trolley possenti: "Quest'anno ci è andata male, la crisi si sente!". Embè? Dove andate in vacanza? "Parsimonia, mio caro, parsimonia: sfumata l'America, si va in Portogallo. Vacanza low cost!". Mi viene in mente il mare mentre allineo le monete sul tavolo come fossero le fiches di un giocatore che si appresta a fare l'ultima puntata. Chiudo gli occhi e sono al casinò di Montecarlo, davanti alla roulette: punto tutto sul rosso, senza esitazione. O la va o la spacca. La roulette continua a girare da un pezzo e quando mi sveglio è già il tramonto e le monete sono ancora allineate sul tavolo. Quattro euri e settantuno centesimi, non si scappa. Decido di uscire, c'è caldo, ho bisogno d'aria, di spazi grandi, aperti. Cammino per una buona mezz'ora e alla fine raggiungo la piazza e mi siedo ai bordi della fontana illuminata. Attorno a me nessuno, silenzio. Metto le mani in tasca e cerco il centesimo, il pezzo più piccolo. Chiudo gli occhi, dando le spalle a Fontana di Trevi, e lancio la monetina. Il mio desiderio? E' sempre lo stesso ma lo formulo chiaramente per non rischiare che non si avveri: voglio un lavoro. Poi riapro gli occhi e Fontana di Trevi non c'è più. In compenso, il mio centesimo brilla come una stella cadente sulla base della fontana. Vado via col cuore alleggerito al pari della mia tasca. Quanti altri desideri posso esprimere con quattro euri e settantacentesimi.

venerdì 8 maggio 2009

Niccolò Ghedini: "Grazie a Berlusconi ho ripreso a vivere"


Niccolò Ghedini è la testimonianza vivente di come sia possibile, in certi casi, fare persino ritorno dall'aldilà. Sentiamolo: "Circa 15 anni fa, durante le riprese del serial "La notte dei morti viventi" in cui interpretavo la parte dello zombie che esce dall'armadio, mi cascò in testa un albero di banano". L'impatto fu mortale e Ghedinì è rimasto morto per circa 14 anni. Poi il miracolo, come racconta Schifani: "Silvio lo fece disseppellire e dopo aver pronunciato una strana formula magica ("Processo! Mills! Parlamento! Niccolò, alzati e candidati") Ghedini si ridestò". Ed è proprio Niccolò Ghedini, protagonista di questo straordinario evento, che nei prossimi giorni si farà carico di presentare in Parlamento un lodo che prevede che i parlamentari del Pdl e le prime quattro cariche dello Stato tranne Napolitano, rimangano in carica fino alla totale e accertata decomposizione del corpo. Entusiamo per la proposta ha manifestato il Santo Padre nel corso dell'Angelus: "Spero - ha affermato Ratzinger - che questo provvedimento riguardi anche il sottorscritto percHé è ora di dare una taglio a quella espressione pagana che recita "morto un papa se ne fa un altro".
Nella foto l'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, prima e dopo la propria resurrezione.

giovedì 7 maggio 2009

Jan, 41 anni, detenuto: "Mio figlio è morto e non mi hanno detto nulla"


Il mio nome è Jan. Sono un cittadino polacco e ho 41 anni. Dal 2005 sono detenuto nel carcere di Civitavecchia. Tra poco finirò di scontare la mia pena e sarò un uomo libero. Una libertà che per me avrà un sapore amaro. Infatti il 14 marzo mio figlio Gregori è morto in un incidente stradale.
E’ stato investito a Santa Marinella, località balneare vicinissima al carcere di Civitavecchia, mentre tornava dal lavoro. Gregori aveva solo 20 anni. Il fatto è che dell’incidente di mio figlio, anche se avvenuto a pochi chilometri da dove sono detenuto, nessuno mi ha detto nulla.
Nessuno del carcere di Civitavecchia mi ha avvisato che quel 14 marzo mio figlio era ricoverato in fin di vita in ospedale, che era stato operato, ma che non aveva superato l’intervento. Non un educatore, non un dirigente del carcere mi ha informato.
Eppure la legge, o meglio l’art. 29 dell’ordinamento penitenziario, prevede che al detenuto sia dato tempestivo avviso del decesso o di una grave malattia di un prossimo parente.
Ed invece io, in barba alla legge e a quel minimo senso di umanità, ho saputo della morte di mio figlio ben undici giorni dopo.
Ma non solo. Il ritardo con cui mi è stata data la notizia della morte di mio figlio mi ha di fatto impedito di chiedere un permesso per andare ai suoi funerali. Insomma, io detenuto mi sono trovato a fare i conti non solo con la notizia di un figlio morto 11 giorni prima, ma anche con l’impossibilità di essere presente al suo funerale.
Il 25 marzo i miei fratelli, che abitano all’estero, mi sono venuti a trovare in carcere. E’ stato allora che ho saputo di mio figlio. Durante quel terribile colloquio mi hanno detto dell’incidente, di come è morto mio figlio e della decisione, da me condivisa, che fossero donati i suoi organi.
Il giorno successivo la direzione del carcere di Civitavecchia mi ha fatto compilare un modulo per essere autorizzato dal magistrato di sorveglianza a visitare la tomba di mio figlio.
Il 3 aprile, il magistrato mi ha concesso il permesso e così mi hanno messo dentro a un furgone della polizia penitenziaria. Lì, chiuso in una gabbietta e ammanetato, mi hanno trasportato nel cimitero di Roma a Prima Porta.
Arrivati al cimitero, mi hanno tolto le manette e mi hanno portato sulla tomba di mio figlio. C’ero io, vestito come un barbone e senza neanche un fiore, cinque agenti e un impiegato del cimitero. Difficile descrivere come mi sono sentito in quel momento.
Tornato nel carcere di Civitavecchia, il medico mi ha prescritto dei tranquillanti. Tranquillanti che, a dire del medico, potevo prendere in infermeria quando mi sentivo agitato.
Dopo pochi giorni, il dolore per la morte di mio figlio si è fatto ancora più insopportabile e sentivo che per la disperazione stavo perdendo la lucidità. Così ho chiesto all’agente, che era in sevizio, di potermi far uscire dalla cella per andare in infermeria e prendere i tranquillanti. Ma quell’agente, con tono arrogante, mi ha detto che non potevo andare in infermeria perchè non ero nell’elenco di chi poteva assumere degli psicofarmaci.
Io ho provato a spiegargli la situazione che stavo vivendo. Gli ho anche suggerito di chiamare il medico per avere una conferma, ma è stato inutile. Quell’agente ad ogni mi parola diventava sempre più arrogante, tanto che ad un certo punto mi ha detto: “Ma chi comanda qui? Tu? Ma tu non sei nessuno! Hai capito? Ne-ssu-no!”.
Morale, sono rimasto in cella con la mia disperazione e con un pensiero che si faceva sempre più insistente nella mia mente. Forse quell’agente aveva ragione. Io non ero nessuno. Infondo i fatti parlavano chiari. Io sono solo un detenuto, uno senza diritti. Neanche quello di sapere che suo figlio è morto. Sono solo un detenuto, che non ha diritto neanche di andare al funerale di suo figlio. Io non sono nessuno.

martedì 5 maggio 2009

Esclusiva. Le foto originali del compleanno di Noemi


Eccole, finalmente, le verità scomode che le foto "tarocche" passate alla stampa non ci hanno rivelato. C'era proprio di tutto al party di Casoria. Guardate un po'.














































Il velo (pietoso) di Noemi


A tutto c'è rimedio e anche agli attacchi dissennati della moglie di un premier che non riesce a cogliere il rischio di una sfuriata pubblica alla vigilia delle elezioni europee . L'allusione sulle minorenni, poi! Quella davvero non è accettabile. E mentre oggi "L'Avvenire" sferra l'ennesimo attacco a Silvio Berlusconi, il Cavaliere diffonde le foto "rassicuranti" della festa di Noemi (sorprendentemente non esiste alcun video). E che foto!
1) Curiosamente, Noemi non appare vicino a Berlusconi, vera guest star della serata.
Tradotto: Tranquilli, io non "frequento" le minorenni.
2) Berlusconi è sempre ritratto assieme a uomini, coppie, donne anziane o lavoratori.
Tradotto: Tranquilli, io non sono un"Pisello irrefrenabile" venuto a Casoria a fare il lumacone ma un sobrio amicone di famiglia.
3) Le foto (poco importa se taroccate) puntano a tranquillizzare gli elettori cattolici e a restituire l'immagine di un premier alla portata di tutti.
Tradotto: Tranquilli, la stampa diffonde falsità
4) Tuttavia, il vero capolavoro del servizio di "Chi" è nella prima foto, quella che sintetizza la festa, ossia il velo (ritoccato) di Noemi. Un dettaglio che tende a sacralizzare la ragazza rimandando alla purezza della Vergine inviolabile.
Tradotto: Tranquilli, le allusioni di Veronica (velina ingrata e sobillata) sono ingiuste e diffamanti.
Ma sì. Stendiamo un velo pietoso.

lunedì 4 maggio 2009

L'Economist: La Berlusconizzazione dell'Italia


Se c’è qualcuno che vive una buona recessione, di certo quello è il primo ministro Italiano, Silvio Berlusconi. L’Italia sta certamente attraversando un periodo di crisi: il Fondo Monetario Internazionale prevede una caduta del PIL del 4,4% per il 2009, più alto rispetto alle previsioni accreditate per Gran Bretagna, Francia e Spagna. Ma Mr. Berlusconi resta significativamente più popolare degli altri leader europei. Il suo indice di gradimento questo mese, misurato da IPR Marketing per il sito web de a Repubblica, registra attualmente più del 56%. Una possibile spiegazione è che, dopo più di un decennio di scarsa popolarità in confronto agli altri leader dell’Unione Europea, gli Italiani si siano ormai abituati alle sofferenze economiche. E dato che le loro banche sono state meno intraprendenti (o precipitose) di quelle americane e inglesi, nessuna ha fatto fallimento, risparmiando a Mr Berlusconi il suicidio politico che sarebbe derivato dall’utilizzo degli introiti della tassazione per salvare la pelle dei ricchi uomini d’affari. Eppure il suo indice di gradimento era in calo – fino al terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 Aprile scorso. La risposta di Mr Berlusconi al terremoto sembra spiegare l’ultimo picco di popolarità. Ha passato quasi una settimana nella zona colpita dal disastro e non si è mai offerto di sistemare alcuni sopravvissuti a casa sua. Il 23 Aprile ha compiuto un audace passo avanti, dicendo che avrebbe voluto sistemare l’incontro del summit dei paesi-ricchi, il G8 di Luglio, all’Aquila, in modo da ottenere più fondi per la ricostruzione della città. Lo stesso giorno ha annunciato un generoso fondo di 8 bilioni di euro (10 bilioni di dollari) in aiuto delle zone terremotate (si è chiarito poi che questa cifra sarà ripartita in non meno di 22 anni). La risposta di Mr Berlusconi al terremoto evidenzia un altro aspetto che i suoi sostenitori addicono come spiegazione al suo indice di gradimento. Come ha detto uno dei suoi Ministri, “questo è il primo governo, dopo la seconda guerra mondiale, che dà agli italiani la sensazione di un direttivo decisionista sul tipo comune in Europa”. Ciò contrasta con il suo precedente periodo al potere, 2001-2006, in cui Berlusconi ha dovuto affrontare ripetute rivolte interne. Molte causate dall’Unione dei Cristiani Democratici, che spaccarono la coalizione di centrodestra prima delle elezioni dell’Aprile 2008 che hanno riportato la destra al potere. L’attuale governo di Mr. Berlusconi è ben lungi dall’essere omogeneo. Nello scorso marzo, due delle sue principali componenti - il suo partito Forza Italia e Alleanza Nazionale nata dal movimento neofascista – si sono fusi in un'unica entità, il Popolo della Libertà. Degli altri due partiti della coalizione, solo la Lega Nord ha il peso parlamentare per far cadere il governo. Alle critiche a Mr. Berlusconi, la spiegazione della sua diffusa popolarità mostra una realtà diversa. E cioè che Berlusconi raccoglie il beneficio di un’influenza a lungo termine sulle opinioni dei suoi connazionali e non in confronto a possibili rivali politici. Tutti gli italiani sotto i 30 anni hanno maturato la loro opinione politica in un paese in cui Mr Berlusconi e la sua famiglia controllano metà delle emittenti televisive, una delle quattro testate nazionali, uno dei due principali editor e la più grande casa editrice nazionale. Il suo possesso dei media ha cambiato le opinioni e anche il significato delle parole. Quando Berlusconi è entrato in politica nel 1994, erano in pochi a dar credito alle sue rivendicazioni di vittima dei conniventi giudici comunisti; oggi è ampiamente creduto. Quindici anni fa, un azzurro era una persona che rappresentava l’Italia nelle gare sportive internazionali e un moderato era un centrista. Oggi, azzurro è uno che rappresenta Berlusconi in parlamento; un moderato è uno che lo vota. Il sottotitolo di Berlusconizzazione dell’Italia potrebbe aiutare a spiegare una tendenza che è nata nel paese negli ultimi 12 mesi. Che non è solo che l’opposizione ha diviso e le unioni si sono divise. È la convinzione che ha preso piede nella maggior parte della società italiana che il primo ministro resterà in carica a tempo indeterminato. “Devo ammettere che non vedo alternative a Silvio Berlusconi” ha detto Gabriele Muccino, un regista e uno dei diversi intellettuali ed artisti che hanno di recente espresso opinioni simili. Sembra una battuta in un paese in cui i politici hanno speso 15anni della loro vita per creare un sistema bi-partisan. È di cattivo augurio per le future riforme economiche, in cui Mr Berlsuconi infatti dimostra poco interesse. Ed è anche preoccupante per qualunque democrazia, soprattutto dopo aver visto il contesto delle azioni e delle parole dello stesso primo ministro. Il suo nuovo partito è antidemocratico cosi come lo era Forza Italia. Berlusconi è stato acclamato, e non eletto, leader al congresso di fondazione che si è tenuto il mese scorso dandogli il diritto di nominare l’esecutivo. Mr. Berlusconi quotidianamente denigra il potere giudiziario e, dopo il suo ritorno al potere, sta diventando sempre più sprezzante della legislatura e dell’iter legislativo. Il suo uso governativo delle procedure dispositive che abbreviano l’iter parlamentare è stato criticato anche dal suo stesso alleato Gianfranco Fini, il precedente leader di Alleanza Nazionale e ora portavoce della camera-bassa della Camera dei Deputati. Mr. Berlusconi ha cercato di giustificare l’adozione di numerosi dispositivi adducendo che la miriade di controlli e verifiche rendono l’Italia del tutto ingovernabile. Ma, come ha replicato lo stesso Presidente Giorgio Napolitano, questo punto di vista porta a “soluzioni autoritarie”. In fondo, il sistema legislativo è stato creato precisamente allo scopo di prevenire il ritorno di un altro dittatore come Benito Mussolini. Sono in pochi a credere che ci sia il serio rischio di rivedere quei brutti giorni. Ma diversi libri usciti di recente hanno sottolineato la portata dell’ascendente di Berlusconi sulle masse e hanno posto domande su come intende sfruttarlo. Massimo Giannini, uno di questi autori, nota che il suo obiettivo “non è una dittatura in senso classico ma…una moderna forma di ‘totalitarismo’ post ideologico”. La ragione più forte a sostegno delle preoccupazioni diffuse è nelle stesse parole pronunciate da Mr. Berlusconi. Al congresso inaugurale del suo nuovo partito, ha ricordato a 6000 e oltre delegati presenti che “la sovranità appartiene al popolo”. Ma ha anche dichiarato che il suo è “l’unico partito che definisce l’identità del nostro popolo”. Infatti, ha detto, “dobbiamo essere un popolo e non un semplice partito”. Sa di puro populismo. I sostenitori di Mr. Berlusconi dimenticano tutti questi timori, insistendo che il suo unico obiettivo a lungo termine è la presidenza della Repubblica (..benché, forse, dopo una riforma costituzionale che renda la carica ben più forte di come è oggi). Il 25 Aprile, il giorno in cui gli Italiani celebrano la liberazione avvenuta nel 1945 grazie agli Alleati, il primo ministro ha offerto il suo sostegno perché aspira a condurre una nazione e non solo la destra. Ha partecipato per la prima volta alle celebrazioni. Dopo aver ritirato un controverso decreto che avrebbe concesso gli onori e le pensioni ai martiri della militia mussoliniana. Ma Mr Berlusconi ha anche colto l’occasione per suggerire che il nome della festa nazionale dovrebbe essere cambiato. Non dovrebbe più essere il giorno della liberazione ma della libertà. Come dire, per esempio, il Popolo della Libertà?


30 aprile 2009 - Dall’Economist edizione cartacea - Tradotto per il blog di San Precario da Leandra Negro

Milano e Napoli come Gaza. Affidata agli israeliani la sicurezza di metro e ferrovie


Tranquilli. La sicurezza targata Mossad sbarca in Italia. Viaggiare sulle ferrovie della Nord Milano o sulla metropolitana di Napoli, da oggi, diventa un affare sicuro: quasi più di Gaza. A patto, però, che non ricordiate nemmeno lontanamente un arabo o che i vostri zaini e le vostre borsette non insospettiscano i meticolosi addetti alla security sfornati da Tel Aviv e più precisamente dalla società di contractors israeliana G.Team Security Ltd (http://www.gteamsecurity.com/), cui le aziende di trasporto locale hanno appaltato i servizi di sicurezza. Mica poco se si pensa che l'attuale General Manager di GTeam, nella sua precedente esperienza professionale, è stato il direttore della "Security Division" delle ferrovie Israeliane che -rassicura la società (http://www.formazioneseaf.it/GTeam_Security_Profilo.php)- "in questa veste ha sviluppato i principi della "security", i piani di sviluppo e quelli operativi, la filosofia della protezione delle infrastrutture, ha definito le risorse da dedicare alla sicurezza, le loro procedure ed i loro programmi formativi in funzione delle esigenze". In altre parole, ad ispirare metodi e procedure della sicurezza a Napoli e Milano è la stessa "filosofia" messa in campo in Israele. Insomma, possiamo stare tranquilli.

domenica 3 maggio 2009

Sondaggio top secret: in un anno il Pd perde un terzo dell'elettorato


C'è un dato clamoroso che si muove nei fondali della politica e riguarda le elezioni europee di giugno. E' il risultato di un sondaggio "top secret" -datato 18 aprile- commissionato dalla "sinistra radicale". A tirarlo fuori è stato il sito Affaritaliani.it (http://www.affaritaliani.it/politica/sondaggio-berlusconi-pd-pdl210409.html) che ha avuto modo di consultare i numeri di quella che per qualcuno sarebbe la fotografia di un disastro. Per il Pd, innanzitutto che in un anno, e cioè dalle Politiche del 2008, ha infatti perso ben dieci punti, scendendo al 23,6%, pari a quasi un terzo dell'elettorato. A beneficiare di quest'erosione, in una buona parte, sarebbe l'Italia dei Valori. Il movimento di Antonio Di Pietro balza infatti al 7,5% con un incremento di tre punti percentuali in dodici mesi. Salgono anche le formazioni radicali. Sinistra e Libertà di Nichi Vendola, Sd, Verdi e Socialisti supererebbero lo sbarramento del 4% previsto per l'EuroParlamento attestandosi addirittura al 5,5%. Molto bene anche l'unione tra Rifondazione Comunista e Pdci, che raggiungerebbero il 5%. In totale la sinistra radicale si proietterebbe sul 10 per cento. In parte si tratta di consensi sottratti ai Democratici e in parti di voti provenienti dall'area dell'astensione. Gli altri di Centrosinistra si fermano allo 0,5%. Quanto alla maggioranza il Popolo della Libertà si conferma in crescita, al 41,5%, ma senza l'exploit evidenziata da altri istituti di ricerca. Ottimo il dato della Lega Nord, che cresce dall'8,3% dell'anno scorso (Camera) al 9,6 e si conferma il terzo partito d'Italia. Altri di Centrodestra all'1,3%. Non sfonda l'Unione di Centro, che, anzi, arretra dal 5,9% delle Politiche al 5,5.

I rumors, intanto, si rincorrono: lunghe telefonate sono in corso tra Franceschini e i big del partito, Veltroni compreso. Obiettivo? L'unità del partito in vista delle Europee. Nulla di più difficile.

sabato 2 maggio 2009

Gli impresentabili che ci fanno rimpiangere le veline


A pochi giorni dalla sfuriata mediatica di Veronica Lario, che ha mandato in fumo in un sol colpo le candidature delle "escort" del Pdl (ad eccezione di Barbara Matera) c'è da chiedersi se non siano preferibili veline e letteronze alle schiere di "impresentabili" che affollano le liste della prossima tornata elettorale europea. Ciarpame puro al 100%, un quadro un po' trash e un po' losco dentro il quale c'è davvero di tutto: dai figli di Casa Savoia ai fans della mortadella. Vediamoli assieme:

Nino Strano. Un condannato dai modi sobri, eleganti, celebre per il suo pic-nic a base di mortadella a Palazzo Madama. In Senato non si tira indietro quando si tratta di apostrofare i propri rivali politici con locuzioni del tipo "Sei un Cesso Corroso! Sei un Frocio Mafioso! Sei una Checca Squallida! Sei una Merda!". E' da poco stato condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione per abuso d'ufficio (assieme al Sindaco Scapagnini, medico personale di Berlusconi, quello che gli prepara intrugli e supposte di lunga vita per farlo arrivare a 120 anni, ricordate?), nonché indagato per la voragine del bilancio catanese. Dite "Impresentabile"? Per lui è un complimento.

Clemente Mastella. A volte ritornano, anzi nel suo caso ritornano sempre. Già , perché la politica italiana non pu fare a meno dell'Homo Corruptus per eccellenza, del testimone di nozze del braccio destro di Provenzano, dell'inventore dell'indulto salva-Previti, dell'Ammazza-De Magistris, delle clientele e del Voltagabbanismo isterico.

Aldo Patriciello. Povero Aldo, uno dei pochi sfigati a cui è stata negata l'immunità Parlamentare (europea), e forse per questo ha deciso di riprovarci. Come si possa votare di questi tempi un imputato per reati urbanistici e violazione di norme ambientali (processo "Piedi D'Argilla") non è dato sapere ma così è. L'Accusa è Micidiale: aver messo sabbia nel cemento armato utilizzato per la costruzione dei Piloni della Variante. Al Patriciello non piace farsi mancare nulla, e per sedare ogni dubbio può sfoggiare anche una Condanna Definitiva per Finanziamento Illecito. Pregiudicato doc, non poteva che arrivare dalle fila Udc.

Vito Bonsignore. Oh, eccoci ai grandi Classici. Condannato in via definitiva a 2 anni per Tentata Corruzione, e dico tentata, perché non fece in tempo ad incassare la Grana. La Magistratura non glielo permise. Ma non preoccupatevi troppo, ha un conto in Liechtenstein da 5,5 milioni di €. Gli permetteranno di vivere comunque dignitosamente. Democristiano purosangue, anche Don Vito ha optato per passare dall'Udc al Pdl. L'Unione dei Cuffaro non gli dava abbastanza garanzie. D'Impunità.

Emanuele Filiberto. Fondatore di "Valori e Futuro, "Sua Altezza Reale" (si definisce ancora così http://savoia.blastness.com/documents/INTERVISTAMIMAGAZINE07.pdf) garantisce che gli italiani sono ancora legati alla Famiglia Reale e che non disdegnerebbero di tornare "alla tradizione". Uno che ha le idee molto chiare: "Sessant’anni di esilio hanno tentato di cancellare questo legame, ma, mi creda, in soli tre anni siamo riusciti a ricreare questo rapporto unico tra la mia famiglia e la gente comune; girando per l’Italia mi sono reso conto che mi sento parte degli italiani e che moltissimi italiani dentro di loro hanno un legame speciale con Casa Savoia."

Vittorio Sgarbi. Lo conosciamo tutti, purtroppo. Tra le sue ultime iniziative ce n'è una di grande pregio: ha acquistato il marchio "Mafia".

Ciriaco De Mita. Sarà il giovanissimo esponente della Vecchia Repubblica a capeggiare al Sud le liste dell'Udc. La notizia vera è che ancora vive.

Roberto Carlino. Sosia di Berlusconi e presidente di Immobiliardream. Il suo slogan la dice lunga sul personaggio: “Vivo nell’insana illusione di piacere alla gente, dunque ora mi uso come testimonial al risparmio”. Insomma, la caricatura di Berlusconi. Da qualche tempo, naviga sulle onde delle frequenze televisive. Prima in sordina, poi sempre più frequentemente, i suoi spot sono passati per tutta la stagione estiva sulle reti Mediaset e adesso sono visibili anche su internet.

Iva Zanicchi. Chiudiamo in leggerezza. senza condanne, la Velinotta più amata da chi porta la Dentiera, fedelissima Mediaset, in Europa ci sta bene. E allora mi chiedo, cosa c'è di peggio che esportare Iva Zanicchi in Europa? Beh, farlo in maniera recidiva è un buon inizio.

Dalle carrozze padane alle carceri al Photoshop. Le 14 proposte di legge più assurde del Parlamento

Tutto si può rimproverare ai nostri parlamentari meno che non siano creativi quando si tratta di produrre leggi. Ecco una sintesi dei progetti di legge pronti ad essere approvati da Camera e Senato:


Istituzione del museo delle carrozze storiche lombarde nella Villa Reale di Monza (Grimoldi, Lega Nord);
Introduzione della celebrazione di matrimoni in lingua locale (Vanalli, Lega Nord)
Depenalizzazione e legalizzazione della pratica del naturismo (Poretti, PD + Massidda, PDL)
Disposizioni in materia di macellazioni effettuate secondo riti religiosi (Ghigo, PDL)
Disposizioni per l’avvio di un programma sperimentale di posizionamento di stampe fotografiche di grandi dimensioni sui muri perimetrali esterni delle strutture carcerarie (Vicari, PDL)
Disposizioni in materia di interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei limoneti del lago di Garda (6 progetti di legge in materia!)
Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della "sfoglia emiliano-romagnola" e disciplina della relativa professione (Miglioli, PD)
Istituzione in Frosinone di una sezione distaccata della Corte di appello di Roma e della Corte di assise d'appello di Roma (proposto da Tofani, PDL, casualmente di Frosinone)
Corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie negli anni dal 1983 al 1991 (proposto da De Lillo e Barani, PDL, entrambi medici che hanno ottenuto la specializzazione in quel lasso di tempo)
Istituzione in Bergamo di una sezione staccata del tribunale amministrativo regionale della Lombardia (proposta di Lussana, Lega Nord, casualmente di Bergamo)
Attribuzione all'idroscalo di Como della qualifica di "aeroporto di interesse nazionale" (proposta da Brutti, PDL, casualmente nato e residente a Como).

E Cossiga?
Bizzarro, invece, il Disegno di Legge del senatore Francesco Cossiga che propone una sovvenzione statale di 10 milioni di euro all'anno per Emergency, a patto che quest'ultima non faccia lavorare come chirurghi per le amputazioni uomini di Hezbollah, di Hamas, o che siano cittadini afgani e iracheni.

E Farina?
E poi c'è la proposta di schedatura dei cittadini musulmani che intendano far parte di comunità organizzate, proposta dall'onorevole Renato Farina (PDL), giornalista di Libero ed ex collaboratore del SISMI, condannato per favoreggiamento per il sequestro di Abu Omar,

E Laboccetta?
E che dire della proposta dell'onorevole Laboccetta (PDL), impegnato in una battaglia finalizzata ad impedire la pubblicazione di qualsiasi notizia a proposito di procedimenti giudiziari per i quali siano trascorsi più di 5 anni. In altre parole, se oggi volessimo leggere una qualsiasi informazione sul processo a carico di Bettino Craxi non potremmo farlo, pena 3 anni di carcere.

E Ichino?
E ancora, la geniale proposta che vede come primo firmatario il serafico Pietro Ichino (PD): lo sciopero virtuale. Si tratta di istituire la possibilità per i lavoratori di dichiarare un giorno di sciopero, nel quale si resterà regolarmente al lavoro, ma senza ottenere la retribuzione per il lavoro svolto.


Fonte: i siti Internet di Camera e Senato

Taranto, sparano nel centro sociale. Ferito un diciottenne


Un giovane di 18 anni è rimasto ferito in un agguato avvenuto poco dopo la mezzanotte di ieri nel centro sociale ‘Cloro Rossò di Taranto. Alcuni uomini con il volto coperto da passamontagna sono entrati nella struttura e hanno sparato sette colpi di pistola, tre dei quali hanno ferito il diciottenne alle gambe. Subito dopo gli autori dell’agguato sono fuggiti. Il ferito, condotto nell’ospedale ‘Santissima Annunziatà, è stato dichiarato guaribile in 30 giorni. Indagini sono state avviate dalla polizia per risalire ai responsabili. Solidarietà al centro sociale, che in questi mesi si è distinto per una incessante campagna contro l'inquinamento in città- è stata espressa da Peacelink, dal "Comitato per Taranto" e da Rifondazione comunista secondo cui, con quest'atto, "la malavita del posto ha ottenuto il suo scopo, far chiudere il centro sociale (ora sottoposto a sequestro giudiziario) che nella sua attività di recupero sociale e culturale del quartiere è diventato chiaramente un ostacolo alle attività illecite".






venerdì 1 maggio 2009

L’Aquila: chiedono un permesso per i funerali di Stato, licenziati in 120


Hanno chiesto al datore di lavoro di fermare per un’ora la produzione in occasione dei funerali di Stato e del lutto nazionale per le vittime del terremoto in Abruzzo e per questo sono stati licenziati. È successo ai 120 lavoratori della Santa Croce di Canistro, azienda delle acque che ha sede a pochi chilometri di distanza dall’epicentro del terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo lo scorso 6 aprile. “La loro richiesta dettata dal buon senso e dalla volontà di aderire al lutto che li aveva coinvolti così da vicino – spiegano i dirigenti sindacali – ha scatenato le ire del datore di lavoro, che non ha dato il suo permesso alla fermata delle produzioni. I lavoratori hanno deciso allora di abbandonare la fabbrica e di rendere ugualmente omaggio alle vittime del terremoto. A pochi giorni di distanza, però, il datore di lavoro ha fatto pervenire loro tramite un telegramma la notifica di licenziamentoe ha sporto denuncia nei confronti del segretario generale della Flai Cgil dell’Aquila, Luigi Fiammata, con l’accusa di associazione a delinquere: il licenziamento collettivo - ha spiegato ieri il legale rappresentante della società, Camillo Colella, rappresenta la risposta ad un "disegno criminoso" di "famiglie del luogo" che, con l'appoggio proprio della sigla sindacale, vorrebbero 'riappropriarsi della gestione dell'azienda' di Canistro Terme.

martedì 28 aprile 2009

Febbre suina, cresce la psicosi: "Isoliamo Calderoli"

Dilaga la psicosi da febbre suina e, nonostante il ministro Frattini si affretti a tranquillizzare gli italiani, sostenendo che "in Italia il rischio è trascurabile" il panico imperversa nei palazzi romani. Gli occhi di ministri e parlamentari sono tutti puntati su Roberto Calderoli, uno che con i suini ha condiviso le fasi più importanti della propria vita politica. E' 13 settembre 2007, giorno del Ramadan. Calderoli presiede la riunione delle segreterie nazionali del Carroccio. Un consesso qualificato che merita il più alto sforzo programmatico. E infatti, a sorpresa, Calderoli tira fuori una proposta che riguarda i suini, anzi il "Maiale Day", ovvero "concorsi e mostre per i maiali da passeggiata piu' belli da tenersi nei luoghi dove chiunque pensi di edificare non un centro di culto, ma il potenziale centro di raccolta di una cellula terroristica". Il riferimento è all'amministrazione comunale di Bologna che ha deciso di costruire una nuova moschea. Quella moschea non s'ha da fare -è il grido che si alza dagli ambienti padani- e Calderoli promette, per il sabato successivo, di mettere a disposizione il suo maiale per profanare il terreno. Ad onor del vero, l'aveva già fatto: a Lodi, dove il tempio islamico non fu costruito dopo che il senatore leghista passeggiò beato, col suino al guinzaglio, in prossimità dell'area «incriminata». L'Unione delle comunità islamiche italiane, per voce del suo portavoce Issedin Elzir, si disse dispiaciuta «che un parlamentare italiano arrivi a questo livello», con espressioni che incitano «all'odio verso altre religioni». E che poi dimostrano al tempo stesso di «non conoscere l'islam. Perché il maiale - dice ancora l'Ucoii - noi non la mangiamo, proprio come gli ebrei, ma se l'animale passeggia su un terreno a noi non fa nessuna differenza».
Il giorno dopo arriva, fulminante come sempre, la risposta della Jena (Riccardo Barenghi) che su "La Stampa" del 14 settembre 2007 sintetizzà la questione in questi termini: "Saputa la notizia il direttore mi ha subito chiesto di intervistare il maiale: «Ma se non ci riesci va bene anche Calderoli»". Ad insorgere, anche l'allora ministro alla Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che commenta lapidario: "Capisco che Calderoli sia più esperto di maiali che di Islam, ma un po' di rispetto per i convincimenti religiosi altrui non guasterebbe". Ma la passione per la dimensione suina della politica, Calderoli riesce a trasferirla anche nella propria attività istituzionale contribuendo alla scrittura dell'attuale legge elettorale -meglio nota come "Porcellum"- da lui stesso definita una "porcata". E che sia una "porcata" lo conferma anche la Corte costituzionale che, con le sentenze di accoglimento dei referendum elettorali per modificare questa legge, ha velatamente messo in dubbio la legittimità costituzionale di alcuni suoi punti. E intanto, tra suini leghisti e leggi-porcata l'esposizione ai rischi di un'epidemia -nei luoghi frequentati da Calderoli- rimane alto e c'è già qualcuno, negli ambienti della politica romana, che propone di mettere in isolamento l'esponente leghista. Un intervento decisamente radicale che però raccoglie il plauso di A.i.u.t.o. (Associazione italiana uomini troppo oppressi) che, dalle pagine del suo sito (http://aiuto.blogsome.com/2007/09/14/porco-dubbio/) rilancia un vecchio interrogativo: "Se del maiale non si butta via niente, perché di Calderoli butterei tutto?"

Divieto di fumo? Sì, tranne al Senato


La legge è uguale per tutti? Macché, semmai per quasi tutti. Sì perché, ancora una volta, ciò che vale per il cittadino comune non riguarda la Casta. Qualcuno di voi proverebbe ad accendere una sigaretta al bar o in un ufficio pubblico? Ovviamente no perché -come è noto- vige un divieto (introdotto nel 2005) che si fonda su valide motivazioni di tutela della salute e di sicurezza degli ambienti di lavoro o aperti al pubblico. Il divieto? La legge? La salute nei luoghi di lavoro? Andatelo a dire ai frequentatori dei palazzi del Senato e in particolare a quei canuti senatori che fumano allegramente all'interno di Palazzo Madama. Per fortuna, il primo aprile scorso, anche il Segretario Generale del Senato si è accorto -con quattro anni di ritardo- che esiste una legge e ha emanato frettolosamente una circolare in cui ricorda che anche "all'interno dei Palazzi del Senato sono in vigore norme che disciplinano il divieto di fumo e pertanto, è fatto obbligo di rispettare rigorosamente tale divieto e al personale addetto alla sorveglianza di rendere effettive queste disposizioni". Servirà? Sì, no, forse? Che fa, l'accendiamo?

lunedì 27 aprile 2009

Luigi Cesaro alla conquista di Napoli, tra Gomorra e mozzarelle



«Credo che ci sia una questione morale di cui i partiti devono tener conto. Non si può far finta di niente e invocare la presunzione di innocenza. In politica servirebbe la certezza della specchiatezza e i partiti ne devono fare una questione morale». Queste le parole pronunciate dal magistrato Raffaele Cantone, in occasione di un incontro con gli alunni delle scuole a Frattamaggiore. Il riferimento esplicito è a Luigi Cesaro, meglio noto come "l'onorevole delle mozzarelle", parlamentare Pdl e candidato alla provincia di Napoli, indicato da un pentito, Gaetano Vassallo (l'imprenditore che per vent'anni ha gestito il traffico di rifiuti tossici per conto dei boss casalesi), di collusioni col clan dei Bidognetti.

"FIDUCIARIO DEL CLAN BIDOGNETTI"

Il parlamentare, secondo il collaboratore di giustizia, sarebbe stato "un fiduciario del clan Bidognetti", ossia la famiglia di Francesco Bidognetti, detto 'Cicciotto 'e Mezzanotte', il superboss condannato all'ergastolo in appello nel processo Spartacus e che assieme a Francesco 'Sandokan' Schiavone ha dominato la confederazione casalese: "Mi spiegarono -riferisce Vassallo ai magistrati- che Luigi Cesaro doveva iniziare i lavori presso la Texas di Aversa e che in quell'occasione si era quantificata la mazzetta che il Cesaro doveva pagare al clan. Inoltre gli stessi avevano parlato con il Cesaro per la spartizione degli utili e dei capannoni che si dovevano costruire a Lusciano attraverso la ditta del Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti".

LE RELAZIONI PERICOLOSE

Il collaboratore di giustizia dichiara di essere stato testimone diretto dell'incontro tra il parlamentare e Luigi Guida, detto 'o Drink, che tra il 1999 e il 2003 ha guidato armi alla mano la famiglia Bidognetti per conto del padrino detenuto. "Io mi meravigliai che il Cesaro avesse a che fare con Guida...". Quello che viene descritto è un patto complesso, che coinvolge i referenti di più partiti e i cassieri di più famiglie camorristiche. L'affare è ricco: la riconversione dell'area industriale dismessa dalla Texas Instruments in una zona ottimamente collegata. Una delle storie della disfatta tecnologica del Sud: nonostante l'accordo per il rilancio, nel 1999 lo stabilimento viene venduto a una immobiliare di Bologna e chiuso. Risultato? 370 dipendenti in mobilità. Poi nel 2005 la ditta del fratello di Cesaro ottiene il permesso per costruirvi una nuova struttura industriale. Ancora più lucrosa sarebbe stata la trasformazione dei poderi di Lusciano, un paesone incastonato tra Caserta e Napoli, in aree industriali, dove poi insediare aziende possedute dai padrini. Un ciclo economico interamente deviato dal potere della criminalità, che deforma il territorio e il tessuto imprenditoriale grazie al controllo assoluto delle amministrazioni locali e alla disponibilità di capitali giganteschi. Tra i protagonisti delle deposizioni anche Nicola Ferraro, businessman dei rifiuti e leader casertano dell'Udeur, tutt'ora consigliere regionale nonostante un arresto e le accuse di vicinanza alla famiglia di 'Sandokan' Schiavone: "Nicola Ferraro era il garante politico economico ed era colui che coordinava l'operazione, mentre il Guida era quello che interveniva al Comune di Lusciano direttamente sul sindaco e sull'ingegnere dell'ufficio tecnico per superare i vari ostacoli. Chiaramente molti terreni agricoli prima di essere inseriti nel nuovo piano regolatore venivano acquistati dal gruppo Bidognetti a basso prezzo dai coloni e intestati a prestanome". Poi il racconto entra nei dettagli: "Il Ferraro aveva il compito di cacciare i soldi per conto del gruppo Bidognetti per liquidare i coloni. Una volta divenuti edificabili, i lotti venivano assegnati a ditte di persone collegate al clan, quali l'azienda di Cesaro, che in cambio dell'assegnazione versava una percentuale al clan".

LA MOZZARELLA DI BERLUSCONI

Mentre i pm della direzione antimafia partenopea cercano riscontri alle accuse, vale la pena di ricordare che il comune di Sant'Antimo (di cui Cesaro è originario, anche politicamente) vanta il poco invidiabile record di essere stato fra i primi in Italia ad essere sciolto per infiltrazioni camorristiche. Già nel 1991, la famiglia Cesaro reggeva gli assetti politici del municipio, con il giovane Luigi saldamente presente in consiglio comunale: trampolino di lancio per balzare alla poltrona di primo cittadino che manterrà fino al 2004, in contemporanea con la prima elezione in parlamento.
A Sant'Antimo, gli avversari politici sostengono che Cesaro ha “sedotto” Berlusconi -e in parte anche a Paolo Bonaiuti “che ne va pazzo”- con abbuffate di mozzarella prodotta a Cardito -presso un caseificio amico- e recapitata ogni settimana, in dieci confezioni da viaggio da due chili, nelle residenze del leader: ad Arcore, in via del Plebiscito a Roma o, d'estate, direttamente a Villa Certosa in Sardegna.. Di questi omaggi, il parlamentare azzurro se ne fa un vanto: «L'ultima volta gliel'ho regalata a gennaio scorso, quando arrivò a Napoli. Mi disse: ‘‘Gigi, la tua mozzarella la mangio perché so che i tuoi amici la fanno con cura. E non ti farebbero mai un torto''».

L'ASPIRANTE PUBBLICISTA

Un gradimento sfociato, alla vigilia delle Politiche 2006, nella visita a sorpresa del Cavaliere in casa Cesaro, al centro del paese: «Gli abbiamo fatto trovare tanta mozzarella, ma anche pizza e fuochi d'artificio - gongolava il deputato dinanzi alla stampa locale - poi si e' intrattenuto una mezz'ora da solo con papà (l'imprenditore Francesco Cesaro), anche perché già si conoscevano». Due anni dopo, per fare bella figura col premier (ma forse per farsi perdonare la non brillantissima attività parlamentare delle ultime legislature: nessuna proposta di legge presentata come primo firmatario ed interventi in aula praticamente inesistenti), Luigi Cesaro tenta il colpo grosso e presenta all'Ordine dei giornalisti della Campania la domanda per essere ammesso nell'albo dei pubblicisti, sostenendo di aver svolto assidue collaborazioni presso un periodico dell'area giuglianese, Il Punto, diretto da un revisore dei conti dello stesso Ordine, Mauro Fellico. Sorpresa: «Ho chiesto di visionare la pratica - spiega Ermanno Corsi, ex presidente ed oggi consigliere della compagine giornalistica partenopea - ed è emerso subito che la documentazione era assolutamente inesistente». In seguito, è emerso che lo stesso Punto risulta creato praticamente “ad hoc”, con una cadenza fantasma e comunque non tale da supportare una pratica da aspirante pubblicista.


Lo "proposte" elettorali di Luigi Cesaro: http://www.youtube.com/watch?v=9H8nzc4JB6A

Deputato pubblicista con pratica incompleta http://www.iustitia.it/archivio/24_luglio_08/documenti/apertura.htm


domenica 26 aprile 2009

Famiglia Partigiana: tutti i segreti del regime


In anteprima, la copertina dell'ultimo numero di "Famiglia partigiana" che ritrae un Silvio Berlusconi inedito, anzi fascistissimo. All'interno del numero in distribuzione sono presenti una serie di servizi esclusivi: dalle lettere dal carcere di Marco Travaglio, alle ultime confessioni di Mara Carfagna. Da non perdere.

La mignottocrazia


In via Dell'Umiltà il clima è quello delle grandi occasioni. La "sfilata di escort" (come la definisce un testimone) si conclude con l'arrivo di Elisa Alloro, showgirl in prima fila al Congresso Pdl. "Facciamo l'appello? ", scherza Franco Frattini, uno dei due docenti - assieme al vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro- dell'esclusivo corso di formazione voluto dal "caligolismo" (Caligola fece senatore il proprio cavallo) di Silvio Berlusconi per vivacizzare il quadro politico con "quei volti giovani, quelle facce nuove che possono rappresentare l'Italia in Europa". Sì, ci sono tutte in quell'aula trepidante in cui tra poco si materializzerà quel mattacchione di Silvio Berlusconi. C'è la napoletanissima Emanuela Romano presidente dell’associazione “Silvio ci manchi”. C’e’Angela Sozio del Grande Fratello, assurta alla celebrita’ per le foto sulle ginocchia di Berlusconi nell'harem della sua villa in Sardegna. E ancora Eleonora Gaggioli, che ha recitato in “Don Matteo” e “Elisa di Rivombrosa”, Camilla Ferranti reduce da “Incantesimo e Barbara Matera, ex annunciatrice Rai che ha lavorato nella serie Tv Carabinieri. Dal mondo della musica arrivano Adriana Verdirosi e l’affascinante pianista Cristina Ravot. Completano il quadro la giovane Giovanna Del Giudice, Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petrone e Letizia Cioffi. Inoltre, Albertina Carraro e una misteriosa signorina di cui si conosce il nome, Giada, e la provenienza: Lituania. C’è anche chi sostiene che tra le possibili candidate ci siano le gemelle del Grande Fratello Eleonora e Imma De Vivo. Ci sono infine anche alcune “trombate” (in senso perlomeno figurato) alle Politiche: Ginevra Crescenzi che lo scorso anno corse senza successo, Antonia Ruggiero militante nella Nuova Dc e Lara Comi ex coordinatrice regionale dei giovani FI inutilmente candidata alla Camera. Un bel giro (di candidate), non c’e’ che dire. I portavoce interpellati minimizzano con imbarazzo: tranquilli, della trentina di candidabili alla fine se ne sceglierà due o tre (”per i posti sicuri”). Decisivo per la scelta delle candidate, sarà il colloquio iniziale che ognuna di loro farà nei prossimi giorni alla presenza di uno psicologo. Dopodiché -secondo indiscrezioni- le candidabili dovranno affrontare i due step della rigorosa procedura di selezione predisposta da un'équipe di pubblicitari. Il primo e più importante sarà quello della "bucatura". Le candidabili parteciperanno ad una vera e propria "Tribuna politica" alla presenza di un pubblico -rappresentativo dell'elettorato del Pdl- che alla fine voterà a scrutinio segreto la "performance" più convincente. Nel secondo step, che i "selezionatori" definiscono "desktop", le candidabili dovranno "raccontare" se stesse, supportate da immagini da loro scelte (e in modo facoltativo anche da suoni) davanti ad una giuria mista composta da pubblicitari e psicologi. Forse, come dice una gola profonda, "la Carfagna ha "battuto" una strada e ora la "battono" tutte". Certo è che per le candidabili le aspettative sono grandi e anche la posta in gioco. Altro che nomination al "Grande Fratello". E forza Europa.

venerdì 24 aprile 2009

Acerra, uno studio accusa Berlusconi. Il termovalorizzatore inquina come 116mila auto


Non tre auto di media cilindrata, come dichiarò allegramente Silvio Berlusconi ma molte, molte di più: il termovalorizzatore acerrano (realizzato da Impregilo) produce l'inquinamento di 116mila auto. Per intenderci è come se da Acerra transitassero tutte le auto di Firenze. A rivelare questa verità agghiacciante, supportata da una serie di cifre contenute in una lettera inviata al sito http://www.iustitia.it/. è stato Pio Russo Krauss dell'Asl 1 di Napoli. Ovviamente, nessuno ha mai creduto all'affermazione di Berlusconi ma il risultato dello studio va oltre ogni preoccupazione.
Ma quanto inquina allora il termovalorizzatore acerrano? Almeno, scrive il medico, come 115.702 auto per quanto riguarda la Co2, come 61.000 auto per quanto riguarda gli ossidi di azoto, come 27.000 auto per quanto riguarda le polveri e come 562 per quanto riguarda il monossido di carbonio.
Krauss si è preso la briga di controllare prima il catalogo delle emissioni delle varie tipologie di auto sul sito dell'Ispra, l'Istituto del ministero dell'Ambiente, guidato da Stefania Prestigiacomo (www.sinanet.apat.it/it/) e ha trascritto i tassi sulle emissioni di un’auto euro 3, di cilindrata 1400-2000, in ambiente urbano. Seconda tappa web, il sito del Commissariato rifiuti della Campania, portale dove si possono reperire i valori massimi di emissione (mg/mc di fumi) che la Fibe-Impregilo garantisce per l'inceneritore di Acerra. «Mancava il dato sulla Co2 emessa - precisa Krauss - che ho ricavato da Wikipedia. Ho moltiplicato i dati forniti dalla Fibe per i metri cubi di fumo emessi in un anno e ho così potuto paragonare le emissioni di un’auto di media cilindrata (euro 3) con quelle dell'inceneritore di Acerra». Risultato? Gli sbuffi dell'impianto acerrano inaugurato un mese fa inquinano molto, ma molto di più di tre "medie" automobili.

Il mio 25 aprile, tra memoria e resistenza

Come ogni 25 aprile da 24 anni, domani mattina sarò svegliata, intorno alle 10.30, dalla banda che accompagna il corteo dell'Anpi in giro per le vie del quartiere Borgo Vittoria a Torino. Ogni anno il corteo tocca tutti i punti in cui si sono svolte battaglie nelle quali gli eroi caduti nella guerra di liberazione dal nazi-fascismo hanno perso la vita e le donne dell'Anpi, ormai quasi novantenni, reggono uno stendardo che hanno portato il 6 maggio '45 in piazza Castello e su cui hanno ricamato i nomi di tutti i loro amici e parenti defunti a causa della guerra. Stasera uscirò e domani mattina sarò molto assonnata, ma come ogni anno aprirò la finestra, srotolerò la bandiera italiana, canterò "Bella ciao" accompagnando la banda, mi vestirò in fretta e furia per scendere nella sala della circoscrizione a rendere onore ai caduti che hanno dato la loro vita per la nostra libertà, che noi ogni giorno buttiamo al vento. Ora e sempre resistenza.
Erika Cherry Della Marta

giovedì 23 aprile 2009

LA TESTIMONIANZA/ Io, figlia del "Triangolo della morte"


Sono nata nel 1982, in un paese della Sicilia Orientale, con delle malformazioni abbastanza gravi, ma che per fortuna non mi hanno impedito di condurre una vita normale. Ho delle asimmetrie, se così vogliamo chiamarle, ovvero delle forti differenze tra il lato sinistro e quello destro del mio corpo. A raccontarlo si potrebbe pensare che io sia un mostro ma per fortuna non è così. Ho dei problemi a un occhio, di carattere per lo più muscolare, che ho "risolto" con anni di ginnastica ortottica. Ho dei problemi a un braccio, ad alcuni muscoli e in particolare a una mano, che è stata operata più volte quando ero piccola, e aspetto di trovare il coraggio per fare un intervento di tipo plastico/estetico, ma non è così semplice. Non parliamo della mia schiena che è praticamente da buttare ma nonostante questo da anni (troppi) continuo a fare ginnastica correttiva, posturale, a vedere medici, che mi presentano come fenomeno da baraccone ai loro studenti: "Vedete? E' incredibile, con questa schiena si regge in piedi, cammina, si muove!". Le gambe e in particolare i piedi sono un altro dramma, non so quanti interventi ho subìto, soffro spesso stando in piedi o camminando tanto ma anche questo problema si cerca di "risolverlo" con plantari, ginnastica, scarpe introvabili. Nei miei organi interni, per il momento, non si sono riscontrati problemi o meglio sono piena di "piccole anomalie": al cuore, alle ovaie, spesso faccio finta di non vederle, di dimenticarle. E chissà negli altri organi che non ho controllato, chissà quali sorprese ci saranno. Conosco diversi miei coetanei, nati nel mio stesso paese, con problemi come i miei e anche più gravi dei miei. Conosco chi è nato senza occhi, chi è nato con delle strane allergie, chi è nato con entrambe le mani ed entrambi i piedi deformati. E chissà quante altre persone, come me, sono nate con delle malformazioni meno evidenti, e io non me ne sono mai accorta. Quell'anno, nel 1982, è successo qualcosa di strano nella Sicilia Orientale. E vorrei delle spiegazioni. Adesso che sono più grande, che ho superato la fase adolescenziale, e che mi sento un po' più sicura di me, sto richiedendo lo stato di invalidità civile, perchè sento che lo Stato italiano mi debba un risarcimento. Il mio tempo che ho buttato al cesso, tra un medico e l'altro, non me lo ridarà mai nessuno, nessuno mi ripagherà mai per le mie sofferenze, ma voglio che lo Stato sappia che esisto anch'io, che sono nata con dei problemi, che in quel "Triangolo della morte" dimenticato succedono delle cose strane e nessuno ne parla. Grazie San Precario: non sai quanto è difficile per me parlare di queste cose e solo negli ultimi anni sto trovando il coraggio di farlo, ho sempre cercato di nascondere i miei problemi, di fare finta di essere una ragazza "normale", ma qui di normale non c'è nulla.


D.D.


Quel triangolo della morte dove sei bambini su cento nascono malformati


Il dottor Giacinto Franco non fa altro che scrivere e denunciare. L’ultima volta, lo scorso 28 marzo, mette nero su bianco alcuni “cenni sulla situazione nel triangolo Augusta-Priolo-Melilli”, ossia in quell’area che Pippo Annino, presidente di un comitato locale che si oppone alla costruzione del nuovo rigassificatore di Priolo, chiama senza mezzi termini il “Triangolo della morte”. Nel documento di Franco, che contiene anche “proposte operative”, viene ricordato innanzitutto che Augusta è la città col più alto tasso di tumori d’Italia e che 6 bambini su cento nascono con malformazioni congenite contro una media di due nella Sicilia Orientale. Poi aggiunge un dato nuovo: l’aumento delle patologie tumorali, da qualche anno, non riguarda soltanto il polmone e il cervello ma anche il fegato, il pancreas e il colon. In altre parole, secondo Franco, “l’aumento è da mettere in relazione all’inquinamento non solo dell’aria ma dell’intera matrice ambientale (acqua, suolo e mare) con compromissione grave della catena alimentare”. Insomma, ciò che respiriamo ma anche ciò che mangiamo. Come i pesci deformi che dai fondali del porto di Augusta finiscono sui banchi dei pescatori e da lì sulle tavole dei cittadini del “Triangolo”. Pippo Annino è di Melilli e quei pesci li ha visti: “Fanno impressione con quella “schiena” piegata. Tutta colpa del mercurio –ma anche dell’arsenico- scaricato nelle acque di Augusta”. Già, il mercurio: una vera ossessione per Annino: “Costringono gli autisti a trasportare i fusti tossici fino alle imbarcazioni e da lì via fino all’entrata del porto dove avviene lo scarico in acqua”. Ma non è sempre stato così: prima delle inchieste giudiziarie il viaggio dei fusti tossici cominciava con un gioco di prestigio o meglio di occultamento: “I fusti –racconta Annino- venivano divisi in due scomparti: sul fondo, il mercurio e sopra uno strato di calcestruzzo. Il tutto, poi, veniva caricato sui camion per essere “smaltito” nelle discariche del centro-nord, Ravenna in testa”. Decenni di abusi e di violazioni e di speculazione che hanno reso terra la più inquinata d’Italia. La stessa terra in cui sono riuniti i ministri per l’ambiente degli otto governi più inquinanti del mondo,e tra questi Stefania Prestigiacomo (originaria di Siracusa), una che nel “triangolo della morte” possiede tre aziende di famiglia (Coemi spa, Vetroresina engineering development, Sarplast –fallita) e che è anche azionaria di una società gestita dal padre (Ved), sulla cui testa incombono processi per bancarotta fraudolenta, trattamento e smaltimento illegale di rifiuti, violazione delle norme di sicurezza nei confronti dei dipendenti: quattro di questi hanno intentato una causa. Alla Prestigiacomo, qualche mese fa, ha scritto anche il dottor Giacinto Franco: “Come preannunciato a mezzo stampa abbiamo iniziato uno studio sulla presenza di metalli pesanti in un gruppo di donne in età fertile residente nel “Triangolo”. La prima fase dello studio è terminata: abbiamo riscontrato una presenza elevata di mercurio, oltre a valori in eccesso di metalli pesanti nei campioni di capelli.” Attraverso questa lettera aperta al ministro, il dottor Giacinto Franco auspica una “bonifica” dei cittadini oltre che dell’area del porto di Augusta e infatti propone per “tutti i soggetti sottoposti ad analisi una terapia chelante personalizzata”. Del resto, è preferibile restituire la salute ai cittadini piuttosto che – spiega Pippo Annino- aumentare le cubature dei cimiteri: “Il cimitero di Melilli lo hanno ampliato tre volte in dieci anni, quello di Villasmundo 2 volte in sette anni”. Due cimiteri, in un paese di 7.000 abitanti. Anzi tre: “Hanno inaugurato da poco – continua Annino – un altro cimitero, quello di Villa Giardino, con tanto di depliant, di inviti e inaugurazione”. E vip: come gli assessori regionali Pippo Gianni o Giuseppe Sorbello che da quelle parti fanno il pienone di voti alla faccia de i guastafeste come Annino cui per tre volte hanno incendiato la casa. O come Salvatore Gurrieri che da Marina di Melilli, un paese scomparso per fare spazio allo stabilimento dell’Erg, non voleva proprio andarsene. Adesso dimora in uno dei due cimiteri del paese. Gurrieri è uno dei pochi, da queste parti, che è scampato al tumore: lui, hanno preferito incaprettarlo.

martedì 21 aprile 2009

Strage di via D'Amelio: le rivelazioni di Spatuzza


Le dichiarazioni del boss Gaspare Spatuzza, aspirante collaboratore di giustizia, sarebbero state riscontrate in tutti i punti che riguardano la strage di via D'Amelio, in cui venne ucciso il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. La procura di Caltanissetta da mesi ha avviato una nuova inchiesta sull'attentato. Il dichiarante ha detto di aver rubato lui l'auto che poi sarebbe servita al commando per piazzare l'esplosivo. E questo particolare apre alcune crepe sul processo che si è già concluso definitivamente per mandanti ed esecutori della strage. Perché fino adesso ad accusarsi del furto dell'auto erano stati in due, Salvatore Candura e Vincenzo Scarantino, entrambi collaboratori di giustizia. Adesso Spatuzza ribalta tutto. E dopo un confronto che i pm di Caltanissetta hanno fatto fra Candura e Scarantino, il primo ha ammesso di aver mentito in passato sul furto dell'auto. E per questo motivo Candura è adesso indagato per auto-calunnia e Scarantino per calunnia. Le novità che sono emerse negli ultimi mesi, saranno oggetto di un incontro fra i pm delle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, che sono coinvolte in indagini a cui ha dato un contributo il dichiarante Spatuzza.Le affermazioni del dichiarante Gaspare Spatuzza hanno portato i pm di Caltanissetta ad effettuare nelle scorse settimane alcuni confronti fra imputati del processo per la strage di via D'Amelio che si è già concluso con diversi ergastoli. La nuova inchiesta scaturita dalle dichiarazioni dell'ex sicario palermitano ha portato a nuovi scenari che sono ancora tutti da esplorare. I magistrati nisseni, come pure quelli di Palermo e Firenze, hanno effettuato pure diversi interrogatori. Gli inquirenti hanno citato anche il consulente Gioacchino Genchi, che già in passato aveva reso dichiarazioni sulla strage Borsellino. Inoltre, per riscontrare quando detto da Spatuzza, i magistrati hanno disposto nuove perizie su pezzi meccanici dell'auto esplosa in via d'Amelio il 19 luglio 1992.


21 aprile 2009 - Fonte: Antimafia 2000

Lettera di un condannato a vivere


Ai Presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera



Caro Presidente,


“scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese”. In questo modo iniziava il messaggio inviato al Presidente della Repubblica, due anni e mezzo fa, da Piergiorgio Welby. Con le stesse parole - che tanto colpirono me, già all’epoca immobilizzato a letto dalla malattia che mi affligge, la sclerosi laterale amiotrofica - mi rivolgo a Voi oggi. Nella struttura in cui ero ricoverato precedentemente la macchina che mi consentiva di respirare si staccò per 18 volte in due anni e io dovevo, in apnea, spiegare al personale - che cambiava continuamente - come fare per riattivarla. Non avevo neanche un aiuto psicologico. Tutto questo, però, non mi ha tolto la voglia di lottare per vivere e così ho ottenuto dapprima che queste lacune fossero, almeno in parte, colmate e in seguito il trasferimento in una struttura più adatta ad accogliermi. Tutt’ora sto cercando di ottenere un comunicatore simbolico che mi consenta (usando gli occhi perché non riesco più a muovere nemmeno un dito) di parlare anche nei giorni e nei momenti in cui non ho voce, anche - mediante internet - con le persone che non sono fisicamente nella mia stanza. Tuttavia, Signori Presidenti, non è facile convivere ogni giorno con dolori continui e crescenti e con la febbre che va e viene periodicamente, con i continui trattamenti antibiotici. Perciò un anno fa ho sentito la necessità di redigere il mio testamento biologico, che poi ho voluto fosse ripreso anche con un video affinché la mia volontà fosse conosciuta e considerata insuperabile: ho stabilito la soglia in cui non ritengo più la mia vita debba essere portata avanti a tutti i costi e ho chiesto che si avesse rispetto della mia decisione. Con grande tristezza ho appreso la notizia dell’approvazione al Senato della legge, formalmente sul testamento biologico, ma sostanzialmente contro il testamento biologico, che rende carta straccia le mie direttive anticipate ed in particolare la mia decisione di non sottopormi ad alimentazione e nutrizione artificiali quando non sarò più in grado di nutrirmi e bere naturalmente. Queste non sarebbero più rifiutabili stabilendo, per di più, che circa le altre indicazioni, esse non saranno vincolanti per il medico ma una sorta di “consiglio”. Io non sono, Signori Presidenti, né un medico né un giurista ma credo sia sufficiente essere una persona che si tiene informata per capire che se è vero che l’articolo 32 della Costituzione impedisce di sottoporre un individuo ad un trattamento sanitario contro la sua volontà e se è vero che, come sancito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’alimentazione e l’idratazione artificiali sono dei trattamenti sanitari a tutti gli effetti, allora è anche vero che questa legge - che non consente a me, che sono pienamente capace di intendere e volere, di rifiutare tali trattamenti - è manifestamente anticostituzionale. Mi viene sottratta l’unica libertà che mi è rimasta: quella di poter decidere sulla mia morte.Ognuno di noi alla fine dei suoi giorni è solo di fronte alla morte, ma lo Stato e la Chiesa hanno preteso di sostituirsi a Dio. Nel ringraziarVi anticipatamente per l’attenzione chiudo citando ancora una volta Welby: “Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole ma non credo che per le stesse ragioni si possa giocare con la vita altrui”.


Paolo Ravasin

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